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Ancora e ancora e ancora

Nel delirio da dolore sciatalgico acuto,
Mi appunto una sensazione, che forse nel dolore ha il suo seme.
Stanotte è la notte.
Succederà stanotte.
Nascerà. Si girerà. Cambierà.
A doppio filo di bava di ragno siam legate.
Ho paura.
Devo lasciare.
Per cambiare devo lasciar andare.
Eppure la mano chiusa nel pugno,
Le unghie conficcate nei palmi.
Mollo la presa.
Terrore di precipitare.
Ma cosa diavolo mi lega a te?
Ancora e ancora e ancora?
Sento il dolore.
Piango in silenzio, per non svegliare i bambini.
Piango un male insulso,
Che come un pugno stringe il mio nervo,
Mi ribalta. Mi fa muovere dolente come un pesce che si contorce.
E non succede nulla.
Non muovo un dito.
Aspetto.
Che stanotte, dopo l’albero caduto,
Cadano le mie resistenze.
Mi liberi di te. Di voi.
Che sia finalmente giunto il momento di sciogliere il legame
Di filo da pesca, invisibile e indistruttibile,
Che mi tiene legata a te.
Ancora e ancora e ancora.
Lascio che accada.
Mi sciolgo nelle lacrime.
Eppoi esausta.
Mi addormento.
Libera.

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ti racconto la storia del seme

c’era una volta un seme
era un seme arrabbiato
si sentiva non amato
caduto dalla pianta madre
nessuno lo aveva accudito
per terra piangeva
il sole lo cuoceva
la pioggia lo sferzava
e lui si lamentava
tanto il dolore che provava
aspettava
e si lagnava
ma qualcosa dentro di lui impercettibilmente si muoveva
cresceva
si seccava
prudeva
un giorno sentì la pelle tirare
e fargli male
e non capiva
non si racapezzava
nasceva
una piccola radichetta
nella terra si insinuava
lo nutriva
il suo piede per terra
che dalla terra prendeva
eppoi si spaccò la testa
all’improvviso
una fogliolina tenera e verdina
sbucava
nasceva
la sua antenna verso il cielo
tendeva
e l’aria non lo tormentava più
lo nutriva
e l’acqua non lo picchiava più
lo dissetava
e lui che era stato scomodo e sconfortato
aveva perso se stesso
la sua identità di seme
il suo corpo
la sua pelle
e anche il suo dolore
la terra lo cullava
e lo confortava
non era una vita comoda
il sole continuava a bruciare
la pioggia a picchiare
ma aveva un senso
e uno scopo
si poteva sopportare
a volte anche con un sorriso
pregustandosi le gioie
che ormai sapeva
sarebbero venute poi.


settembre: 2017
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