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Merita una lettera

Quello che è successo oggi, merita una lettera.
Non un sms, né un messaggio su facebook.

E le lettere di questo millennio sono le mail.
Quasi tutte le mie lettere di ragazzina cominciavano
con delle metariflessioni su quanto scrivessi male,
quanto fossi noiosa, quanto quello che avevo da dire
fosse banale.
E così eccoci qui.
Perché le lettere devono essere lunghe.
Un po’ sentimentali.
E godibili. Le si va a leggere in terrazza,
perché così si può fumare.
E ridacchiare.
O piangere qualche lacrima senza essere viste.
Le vere lettere hanno respiro.
Qualche cancellatura.
Magari un errorino ortografico dato dalla passione e dallo slancio.
Anche perché le vere lettere si rileggono una volta sola.
Le vere lettere fanno un poco di fatica.
Infatti bisognava che ci fosse una scintilla, qualcosa che innescasse
l’urgenza di scrivere.
Io scrivevo per essere vicina.
Avevo sempre amori lontani.
Poco telefono che costava caro.
Interurbane.
Avevamo il duplex.
Ma una lettera trasuda amore.
E si sente che qualcuno ti ha pensato.
Poi la busta magari era un foglio di rivista.
Piegato e incollato.
Per stupire.
E dentro qualche pezzettino di me.
Una foto venuta bene o una cartolina scritta fitta fitta.
Quello che è successo oggi,
quei passi nel parco, il cappuccino buono,
le parole e i tuoi occhi, le storie, le lacrime piccole
che non sono uscite, il camminare a braccetto,
il freddo bisso e il cielo grigio,
il mercato e il quartiere pulsante.
Tutto questo è prezioso e sacro.
E’ un buon esempio della nostra amicizia.
E merita una lettera.
Senza dubbio.
Con tutto il mio bene
Tua a.
lettera

Sorella del mio cuore

Mi frulla in testa da mesi di scriverti
una lettera vera, in bella calligrafia.
Su una carta ruvida e giallina,
qualcosa da trovare nella casella postale,
fra le bollette e le contabili delle banche.
Una lettera d’amore.
Perchè anche se disperato,
sbagliato e tradito,
l’amore c’è stato.

E non riesco ancora a lasciare andare completamente.
Ancora ti penso. Spesso.
Anche se l’attaccamento s’è sbiadito,
ci sono gesti e cose che mi riportano a te.
A te soltanto.
E mi chiedo se sei felice,
principalmente.
E vorrei che lo fossi,
dolorosamente.
Che si evolvesse qualcosa,
che ci fosse lo scarto…
Ma per te o per me?
Sorrido.
Tutto quello che si dice agli altri,
in realtà si riflette in noi triplicato.
Bisogna sempre lodare e augurare il bene,
è banale, ma si avvera.
Non voglio parlarti di me.
Eppure senza di te presente,
come faccio a saper di te?
Lo so e lo sento.
So che va meglio, ma non bene.
So che a volte va malissimo.
Come delle fitte…
So che c’è del buono, da non buttar via.
So che ce la farai.
Con i tuoi tempi e con il tuo ritmo…
So che devo rispettare la distanza.
Sorridere da lontano,
occuparmi dei casini miei…

Non lo so quanto vale.
So che sono sincera.
So che non so che effetto ti faccia.

Ma sono solo parole.
Buttale se vuoi.
Stanno benissimo in un cassetto,
con un sacchettino di lavanda
e le fotografie.


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