Archive for the 'conversazione' Category

home sweet home – uno spettacolo da vedere sulla violenza domestica

Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita
(il 31,9% della classe di età considerata).

fonte ISTAT 2006 trovato su donnapratica.com

UNA SU TRE. ALMENO una volta nella vita.

comincia così uno spettacolo bello.
recitato benissimo (sono difficile nei miei gusti teatrali, non sopporto i dilettanti)
con scenografia, musica e video che non ti permettono di allontanarti dalla scena.
neanche se lo vuoi.

HOME SWEET HOME

Teatro Leonardo – via Ampère, 10
dal 21 Aprile al 9 Maggio 2010
durata 1’20”

Autore: Valeria Cavalli, Claudio Intropido
Regia: Valeria Cavalli, Claudio Intropido
Scenografia: Claudio Intropido
Costumi: Lara Friio
Musiche: Gipo Gurrado
Disegno luci: Claudio Intropido
Attori: Giulia Bacchetta – Andrea Robbiano

l’ho visto sabato. con mia nonna di 88 anni.
in un teatro non esattamente giovanissimo
(benedetti i biglietti gratuiti del comune di milano!)

violenza quotidiana, borghese, per bene.
violenza taciuta, accettata, trascurata.
violenza meritata?
ecco. non si può evitare.
perché il nostro dna storico non solo la accetta, la promuove.
le donne si scusano perché credono sia colpa loro.
quando raggiungono il limite provano a denunciare.
poi si pentono.
NESSUNO ne parla. nelle notizie solo gli stranieri nei parchi bui.
UNA su tre. ALMENO una volta. in casa propria.
da persone conosciute. dal proprio compagno.
denigrate, picchiate, umiliate.
esempio per i figli.
maschi e femmine.
è così che si comportano dei modelli.
fanno vedere come si fa.
è così che si deve diventare.

facciamolo per i nostri bambini.
facciamolo per le donne che sono MORTE (eh sì. MUOIONO. tutti i giorni.)
muoviamoci. vediamola questa violenza.
parliamone. portiamo donne e uomini a teatro.
educhiamo al vero rispetto i nostri figli.
rifiutiamo la violenza in ogni sua forma, tutti i giorni.
confrontiamoci. occupiamoci la mente e la quotidianità.

credo che questa diventerà la mia causa.
ne parlerò con amici, conoscenti, vicini.
cominciamo da vicino.

UNA su TRE.

quante donne conoscete?

sto diventando grande. grazie di starmi vicino.

io non faccio proclami.
non ne sono sicura.
ma sento che un periodo si è concluso.
fluidamente.
com’è la vita, senza stacchi bruschi al nero, ma è finito.

e sono così felice.
e affaticata.
e stupita.

la mia vita è di nuovo bellissima e difficile, normale.
densa, frenetica, stimolante, stancante.
la mia vita.
il mio lavoro.
le mie giornate.

diventare grandi è una mazzata!
e alcune persone meravigliose mi stanno accompagnando in questo percorso.
a loro sono grata.
della compagnia.
della sopportazione.
del supporto pratico e dell’anima.
della simpatia.
di avermi asciugato le lacrime.
di aver riso con me.

non sono stata sola.
ne sono uscita io, ma tutto intorno ho avuto tanto bene.

e me lo ritrovo ora.
che ne riesco a godere.

ed è una figata!

grazie.

grazie.

grazie.

feisbum, l’anteprima

ieri sera ho visto fesibum,
un film fatto da chi crede che il cinema sia meglio del web,
e che non debba averci niente a che fare!

feisbum è un bel film.
tempi buoni, bella fotografia e bravi attori per un instant-movie.
ma facebook lo odia!
il produttore, un signore romano che non definirei giovane, esordisce all’anteprima, dopo un’ora di attesa, poichè bisognava fare le foto ai VIPss (lorydelsanto,eeeeh?!?)
dicendo che non vede l’ora che facebook chiuda…

ecco.
non voglio qui santificare facebook, per molti è il male, e probabilmente hanno ragione loro.
per me è solo un mezzo. (che succhia dati…)
eppure su facebook succedono delle cose.
forse la cosa differenziante rispetto agli altri social network è che uno è invitato a essere se stesso.
a fare rete con i conoscenti. questo dettaglio in tutto il film non c’è.
è un film fatto dopo una ricerca. quelli che hanno fatto il film, con facebook non vogliono avere nulla a che fare…
è così poco intellettuale…
c’è un’altra cosa che mi ha colpito: lo sguardo amaro e senz’appello. l’unica storia lieve e piena di grazia è fra due vecchi, in cui lei ignora il fenomeno feisbum, per sua fortuna, così non sarà corrotta…
lei usa il telefono!!! ah, sì?

eppoi un dettaglio sull’organizzazione.
a parte che aspettare un’ora per aspettare i vip è un insulto,
per chi è in una sala mezza vuota.
a parte che invitare chi ha aspettato un’ora ad alzarsi
perché il vip (sconosciuto) deve sedersi al tuo posto,
è maleducazione.

ma del web 2.0 non ne sapete proprio nientenienteniente?
tipo la conversazione, usare i mezzi che disprezzate per imparare qualcosa,
o almeno per comunicare il vostro film indipendente?

certo avete un blog! non vi stupisce che nessuno commenti?
o è un’ipotesi non contemplata?

il primo risultato su Google è la recensione di ieri sera.
Com’è possibile che appaia prima di tutti i vostri sforzi di comunicazione?

chissà se dopo averci fatto un film, l’ascolterete la rete…
potrebbe dirvi cose che nemmeno sospettate!

ps. la scena di Giorgio Colangeli che canta, dovevate tagliarla… e condivderla in rete!
sarebbe stato il video di questo post… tutto quello che ho trovato è questo.
(che peccato, un’altra occasione perduta!)

farò politica

ieri ho visto il video di Debora Serracchiani.
voglio far qualcosa.

azienda e filosofia

inventare e ascoltare storie.
la mia grande passione.
leggere la grammatica della fantasia è come poter esplorare un meccanismo magico e avere un cicerone dalla parola piana che spiega. un piacere infinto. perchè Rodari regala la chiave di accesso. lo fa con generosità e semplicemente, proprio come si fa una carezza o un sorriso.

e allora secondo la sua iniziale indicazione metto insieme due parole che non c’entrano niente e vedo quali piccole esplosioni ne derivano tra i miei neuroni:

azienda e filosofia

c’era una volta un’azienda che nella sua dimensione si sentiva un po’ stretta. era una azienda carina e longeva, stabile, ma non particolarmente eccezionale. ci si facevano delle macchine utili. era una buona azienda, ma nel profondo era un po’ insoddisfatta.
da lei lavoravano delle persone per bene, che lavoravano con piacere fra di loro, anche se erano persone normali, litigavano o si detestavano segretamente, come tutti. nella media le cose andavano come dovevano.
ma l’azienda sentiva che doveva far qualcosa. il periodo era tristanzuolo, tutti parlavano di crisi, e lei era stufa di quei discorsi cupi, nel profondo si sentiva ottimista… aveva voglia di qualcosa di fuori dagli schemi, qualcosa che facesse fare un salto laterale alle sue idee, per vedere cose nuove e fare pensieri stimolanti. conobbe un ragazzo simpatico. un ragazzo che è un piacere mangiarci un piatto di pasta con le sarde insieme. e gli disse con fare cospiratorio: vieni da me a fare un salto?
vieni di sera, quando poi non devo rimettermi a lavorare, parliamo e ci beviamo un bicchiere di vino. parliamo di cose che non c’entrano con me, ma proprio per questo mi interessano. parliamo di lavoro e della nostra vita, parliamo di come si potrebbe vivere bene, ci facciamo delle domande e vediamo se nel gruppo vengon fuori delle risposte o magari dei discorsi inaspettati.
l’importante è essere a nostro agio. tu, Federico, parla come mangi, e io mi metto nella disposizione d’animo, non di imparare, ma di ascoltare e veder cosa succede.

alla Prima presto si faranno delle conversazioni filosofiche, sono inviati a partecipare tutti quelli che hanno voglia di ascoltare e veder cosa succede.

non lo so come va a finir la storia. è una storia piccola, ma vera. e sono fiera che si svolga nella mia azienda. un po’ anche per merito mio.

Bioexpress – il biologico 2.0

Da giugno ogni settimana sul mio zerbino arriva una cassetta di frutta e verdura a sorpresa. Mi ripromettevo da un sacco di parlarne, ma quello che mi ha convinto non è stata la qualità e la bontà della frutta – che è ottima! o la bizzaria di dover affrontare il sedano rapa

o il rabarbaro

ma la lettera che mi hanno scritto per annunciarmi il futuro aumento di prezzo. 3 euro su 20 non è poco, eppure le loro argomentazioni mi hanno convinto. I prodotti sono davvero buoni, la varietà e la sorpresa rendono più creativi i menu familiari. Conosco la situazione di lavorare sottocosto per vedere se si riesce a far partire un progetto innovativo.

Alla fine mi sento di dar loro fiducia, di consigliarlo agli amici e anche a quelli cui  piacciono le aziende trasparenti e pronte alla conversazione.

Se siete già abbonati o proverete con gennaio  il Bioexpress, poi mi dite come vi siete trovati?


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