Ancora e ancora e ancora

Nel delirio da dolore sciatalgico acuto,
Mi appunto una sensazione, che forse nel dolore ha il suo seme.
Stanotte è la notte.
Succederà stanotte.
Nascerà. Si girerà. Cambierà.
A doppio filo di bava di ragno siam legate.
Ho paura.
Devo lasciare.
Per cambiare devo lasciar andare.
Eppure la mano chiusa nel pugno,
Le unghie conficcate nei palmi.
Mollo la presa.
Terrore di precipitare.
Ma cosa diavolo mi lega a te?
Ancora e ancora e ancora?
Sento il dolore.
Piango in silenzio, per non svegliare i bambini.
Piango un male insulso,
Che come un pugno stringe il mio nervo,
Mi ribalta. Mi fa muovere dolente come un pesce che si contorce.
E non succede nulla.
Non muovo un dito.
Aspetto.
Che stanotte, dopo l’albero caduto,
Cadano le mie resistenze.
Mi liberi di te. Di voi.
Che sia finalmente giunto il momento di sciogliere il legame
Di filo da pesca, invisibile e indistruttibile,
Che mi tiene legata a te.
Ancora e ancora e ancora.
Lascio che accada.
Mi sciolgo nelle lacrime.
Eppoi esausta.
Mi addormento.
Libera.

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