il piacere delle parole

Le parole sono i miei giocattoli preferiti, amo parlare, scrivere, leggere, la radio e il cinema. Amo le storie, di cui sono i mattoncini indispensabili. Amo le parole perché delimitano e definiscono, eppure sono spesse e permettono uno stratificarsi di significati nel tempo. Amo le etimologie e la linguistica, mi piace l’idea che ci possa essere un passaggio dalla mia testastomacocuore a quella di qualcun altro tramite questo veicolo magico.
le parole che amo di più sono:
(ah, non c’è niente di scientifico in quello che dico…  significano questo magari solo per me…)

simpatia: dal greco sun (con) patia (sensazione_provata;affezione;dolore/malattia;passione) – vuol dire provare le stesse cose… in latino com_passione – provare le stesse passioni, condividere pensieri e dolori e percepirli con la stessa intensità
in effetti sono poche le persone che mi sono simpatiche…

comprendere: dal latino cum + prendo –  vuol dire prendo con me, abbraccio, avvolgo e inglobo, per me la conoscenza è un processo digestivo, qualcosa che passa dentro di noi e si installa nelle nostre cellule e viene continuamente commutata dall’esperienza. comprendere una persona implica lo stesso processo di accettazione e rielaborazione personale vuol dire che la capiamo la facciamo nostra (non vuol dire solo capire, vuol dire condividere)

queste due parole per me definiscono l’amore che si può provare e in generale il grado di rapporto fra le persone… io amo queste parole perchè sono il mio metro per relazionarmi con gli altri perchè sono la traduzione della mia idea di rapporto.

 

Ma poi ci sono le parole che ti accompagnano e invadono i tuoi discorsi per un periodo della vita, da ragazzina per esempio: pesante, sbattimento, (un sacco di parolacce liberatorie), ultimamente: non so come dire, nella mia vacanza postmaturità negli Usa non facevo che ripetere pregnant (ovviamente anche in inglese vuol dire pregnante ­ pur mantenendo come primo significato ­ INCINTA!), dopo tre mesi abbiamo pensato di fare P…, ricordo con piacere il segreto svelato il primo ginnasio nell’ybris, il potere sovversivo e tracotante di quel significato.  In questo periodo mi sta accompagnando bizzarro, è una parola simpatica, leggera, vagamente desueta, una parola che per me definisce l’altro da me, l’inaspettato, ma con grazia, ciò che non scorre sui binari ma fa salti paralleli, fuori dalle regole e la norma. Non lo so, ma mi sembra mi faccia compagnia.

 

Mi piacerebbe raccogliere parole e significati specifici, gerghi familiari (che sono così importanti per determinare la sensazione di appartenenza…)
una piccola lista, partendo da quelle di quando ero bambina:

prilusso e pirulissa ­ organi genitali

brubru ­ paragonabile all’onomatopeico barbaro; brutalone, privo d’educazione e sensibilità

culaccio ­ donna o uomo inguardabile e non desiderabile

ormone ­ signore poligamo che guida un calesse con un cappellaccio nero

inspiegabilmente sia io che mia sorella confondevamo il significato di brivido-incubo, insipido-tiepido.

 

Sono apprezzatissimi suggerimenti, integrazioni e inesplorate variazioni.


 http://mimosascentofawoman.files.wordpress.com/2007/09/parole-dadi.jpg

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4 Responses to “il piacere delle parole”


  1. 1 papis 6 05 2008 alle 11:22 pm

    A me piace l’etimologia. Mi basta. Cancellerei tutte le righe dei volabolari lasciando solo quelle etimologiche. Da etimologia in etimologia si va lontano, ma soprattutto si capisce.

    Benissimo i linguaggi familiari. Ci hanno fatto ridere moltissimo.

    Lavorare sulle parole. Non lasciarle passare senza averle capite. Cercare di capirle ancora meglio.

    La logica è la nostra filosofia… o religione?

  2. 2 mammaepoi 13 05 2008 alle 12:14 pm

    arrivo qui da Pellys, questo post mi è piaciuto moltissimo! anche io adoro le parole e le storie, nel modo profondo che spieghi. chapeau!

  3. 3 Annie 14 05 2008 alle 8:54 am

    grazie di essere passata. leggo spesso il tuo blog, anche se non so perchè, non riesco ad inserirlo in Google Reader…

  4. 4 mammaepoi 15 05 2008 alle 3:46 pm

    mmmh… con l’informatica sono una frana, non saprei proprio… non so nemmeno cos’è, google reader. diamine!


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