dal dire al fare

appunti su una mattinata passata al convegno “dal dire al fare”

stavo per telefonarti, per darti conto brevemente di questo mio tempo speso per un contatto, una prima conoscenza della responsabilità sociale dell’impresa.

ho pensato di scriverti invece due righe, un po’ perchè scripta manent e un po’ per fare ordine nei miei pensieri.

innanzi tutto un po’ di teoria:

la responsabilità sociale l’impresa ce l’ha anche se non la vuole, non se ne cura e non la comunica. responsabilità che si può misurare ma che negli interventi di stamattina appariva pesantemente come un’attività tutta volta all’immagine (ovviamente tutti si premuravano di dire che invece no…)

il concetto è che l’impresa è cittadina del territorio in cui opera, quindi, come prende le risorse e consuma le energie, così si presume che possa anche restituire (sotto varie forme).

nella prima parte del convegno hanno parlato principalmente le istituzioni (rappresentanti della commissione europea per la responsabilità sociale e di associazioni che si occupano di certificazione e che riuniscono enti e imprese certificate, un collaboratore di Ferrero (c’è un ministero della solidarietà sociale!? – ma non era del lavoro???)

Insomma, in europa c’è attenzione per questi temi, ci sono fondi, è in atto uno studio e un monitoraggio (anche se negli interventi durati in media 15 minuti non si è potuto oggettivamente approfondire).

Un concetto molto interessante uscito nella prima parte è quello di:

FLEXITURITY: possibilità di flessibilità, con però garanzie di sicurezza (non c’entra molto con noi attualmente, ma penso che sia l’unica via possibile per il precariato.)

SUNTO DEGLI INTERVENTI:

§ ALESSANDRO BEDA

SODALITAS

Futuro per la responsabilità sociale (tre fasi – siamo nella terza)

informativa

strumenti

contenuti

§ SUE BIRD

COMMISSIONE EUROPEA PER L’OCCUPAZIONE E GLI AFFARI SOCIALI

CSR (company social responsability) come parte integrante del modello sociale europeo.

desiderano integrare la competività con la CSR

e ritiengono che le aziende con un atto volontario vadano ben oltre il quadro giridico.

l’interesse del comitato:

* FLEXICURITY (VEDI SOPRA)

* richiedere alle attività pubbliche lo sforzo di considerare la CSR negli acquisti

* l’analisi della filiera della vita del lavoratore

* salute pubblica
* migranti

* diritti umani

attività pratiche:

* fondi

* trasparenza

* ricerca ed educazione

§ PAOLO D’ANSELMI

Ha parlato del “green washing”. insistendo su trasparenza e dati (per esempio sulla qualità e il tipo dei clienti delle banche) ha parlato malissimo (in termini morali) delle sponsorizzazioni

anche il prof. Invernizzi ha fatto diversi interventi su questo punto:

ci sarebbe una scala di Carroll delle responsabilità di un’azienda

1 – economica

2 – giuridica

3 – sociale

4 – filantropica

sottolineando che bisogna dar conto di tutte le altre responsabiltà PRIMA di occuparsi di filantropia

(devo dire che concordo – e gli imprenditori nella tavola rotonda – oltre a essere TUTTI uomini – hanno parlato prevalentemente di filantropia e mecenatismo, che secondo me hanno un po’ poco a che fare con la reale responsabilità dell’impresa)

§ FRANCESCO GARIBOLDO

CONSULENTE DEL MINISTRO PER LA SOLIDARIETA’ SOCIALE

organizzano una conferenza multistakeholders

* cercano gli attori

* definire gli standard

* no incentivi a pioggia

* no legge

* campagna di comunicazione nazionale

* rete di aziende

* database di riferimento

§ KIRSTIN BORN

Executive Director CSR Europe

fanno laboratori tematici (interessanti, ma sono in contatto prevalentemente con multinazionali)

* rapporto uomini / donne

* inclusione finanziaria

* lavoratori stranieri
* eco innovazione

dice due cose estremamente interessanti

1 che le difficoltà di misurare la CRS è prevalentemente interna (secondo un sondaggio)

2 che il 50% delle aziende nota una crescita della bottom line quando mette in atto la CRS.

Dopodichè hanno fatto la tavola rotonda con gli imprenditori, e devo dire che è stata piuttosto deludente. Unica chicca il piccolo imprenditore (80 dipendenti) che produce candele; non dice cosa mettono in atto e cosa fanno, ma ammette che più che dire, fanno… e che per le piccole imprese è estremamente difficile comunicare.

ps il titolo della ultima riunione di quell’associazione di PERSONE (ci tiene a precisare) che sono i giovani di Confindustria era: L’UOMO AL CENTRO !!! (le donne in periferia)

è stao interessante star lì, anche se l’idea che mi sono fatta è piuttosto vaga. trovo sia doveroso avere coscienza della propria responsabilità sociale, anche se non mi hanno per niente convinto i risultati (comunicativi) delle imprese coinvolte – probabilmente è molto difficile comunicare bene la CRS!

Annunci

0 Responses to “dal dire al fare”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




settembre: 2007
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

da dove leggete?

a

quello


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: