Archivio per la categoria 'umore'

sotto il dolore

le medicine funzionano. ottima cosa, dopo quasi un mese.
il dolore è soffocato e sordo, non si sente quasi.
la mente nel panico, e ora?
cosa ne sarà di me ora?
ora che non soffoco, non striscio, non c’è più il motivo per curarmi?
cosa devo fare?
alzarmi dal letto?
e per andare dove?
paura del futuro, un futuro vuoto, senza prospettive.
I TUOI DOVERI TI ASPETTANO…
ecco. la mia vita di prima che ha aspettato, ora… mi rivorrà indietro…
pensare, programmare, decidere.
ecco di cosa ho paura.
di tornare.
alle responsabilità.
a far fronte.
a rispondere delle mie scelte.
faccio fatica ad esistere.
ma meno di ieri.
eppoi chi non ne fa?
per chi è semplice?
per nessuno, lo so.
il dolore mi giustificava.
ora che non c’è, sono senza scuse…
eppure sto malissimo.
ma neanche lo sento.
lo intuisco.
inebetita.
eppure lucida.
immersa nel senso di colpa e nella frustrazione.
come si fa a ricominciare?
mi sento sola.
mi sa che nessuno lo può fare per me.
pensavo prima che vorrei compagnia.
ma forse non è una buona idea.
forse è questo il mio lavoro, per adesso.
stare così.
eppoi, pian piano capire come muovermi.
mi fa una paura terribile.
non so da che parte cominciare.
infatti sono stata a letto tutta la mattina.
a sentirmi in colpa.
a sentirmi una merda.
non credo faccia bene…
da qualche parte bisogna pur cominciare.
e io parto da qui.
da questo spazio mio.
che contiene senza giudicare i miei pensieri.
e se qualcuno che legge giudica, beh, pazienza.

la finestra

ora sono affacciata alla finestra, è come uno squarcio nel nero della giornata.
succede, all’improvviso, e le energie tornano un pochino…
è bellissimo stare in modo normale.
ma dura poche ore.
eppoi alla mattina ricomincia il girone infernale.
sono così stanca.
e triste.
senza risorse e speranze.
spero solo che passi.
le due settimane sono passate, eppure non sto molto meglio.
non sto per nulla meglio.
ma ora sono alla finestra.
posso piangere domani.
non ce la faccio a chiedermi perché sto così, anche se non faccio altro.
stare tranquilla, ecco cosa devo fare.
e cercare di sopravvivere.
ancora un po’.

questione di settimane

ho visto lo psichiatra. sono depressa.
meno dell’altra volta. ma di nuovo.
pare che per analizzare le cause,
prima mi debba occupare dei sintomi.
quindi antidepressivi e ansiolitici.
è una risposta.
questione di settimane.
nel frattempo evitare lo strazio di andare al lavoro
e di non sapere dove mettermi.
frenare.
girare al minimo.
cercare di non sentirsi in colpa perché si sta male:
dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?
i bambini. come fare con loro? cosa vedranno di me?
e gli amici, i parenti e i colleghi…
cosa penseranno?
mi giudicheranno?
eppoi sarà mai come prima?
e se il prima è esattamente la causa di questo stare male?
è colpa mia.
io non voglio, mi ribello a questo stato, mi incazzo, mi fustigo, mi sgrido.

penso solo a questo.
non c’è via di uscita.
non vedo vie d’uscita.

non valgo niente.
tutto quello che sono stata fino a ieri ora è solo un  mucchietto depresso.
non me lo merito e non capisco perché.
non è più ansia.
è sfiducia. fatica ad esistere. fatica respirare e stare sveglia.
desiderio di annullamento.
di non sentire.
non sentire questo dolore.
sordo e persistente.
questo dolore son io.
io immersa in me stessa.

il ritorno dell’ansia

è successo. è tornata. cazzocazzocazzo. non pensavo fosse possibile. ora non c’è. il mostro ha lasciato la bocca del mio stomaco ed è strisciato poco lontano. come la marea, va e viene. certe volte resta a lungo, poi all’improvviso scompare. e io respiro. finalmente. avevo 22 anni la prima volta. era già venuta prima, ma era senza nome. nel 2001 si è svelata. mi ha fatto compagnia fino al 2005. ma soprattutto si è intrecciata alla mia vita e mi ha trascinato in un buco nero. dove non si vede nessuna luce alla fine del tunnel. l’ho tenuta a bada con i farmaci. fatto terapia. non mi sono permessa di morire fino in fondo. c’era P. non potevo. nel 2005 ero convinta di essere guarita. con quella convinzione ho fatto un altro figlio. ho riscelto la mia vita. è stato bello. l’ansia mi sfiorava le caviglie a volte. ma io sentivo di essere più in alto. ero attrezzata. sapevo cosa stava succedendo. magari scendevo due gradini, ma poi risalivo subito. mi sentivo forte. centrata. potente.

agosto 2009. con una danza strana, si è riavvicinata. e io ci son cascata. son due settimane che non dormo. e non mangio (sì, io non ho fame, quando ci penso non ci credo!)

ora non c’è. ora son qui che me la godo perchè mi ha dato tregua. ma all’ora di pranzo mi impediva di godere della compagnia delle persone stupende che avevo accanto, ieri notte mi faceva sudare e fare gli incubi e risvegliare e provare un desiderio infinito di vomitarla fuori, di essere salvata.

scrivere d’ansia. descriverla. disegnare i confini. gli effetti li conosco bene. devo lavorare sulle cause.

mi sa che mi tocca crescere. son ricaduta nell’accanirmi su di me. non aspettarmi che G. mi salvi. anzi. smazzarmela da sola. essere un intero che si gestisce autonomamente. una donna adulta. imperfetta. ma intera. centrata. in equilibrio. che sa dove sono i suoi confini. senza deliri di onnipotenza.

non sono di nuovo depressa. è solo una fase della mia crescita (che maledizione passa attraverso il dolore, come certe iniziazioni tribali). devo solo riprendere il filo della matassa, disfare un pezzo del maglione, e ricominciare, un punto alla volta, con pazienza. il progetto del maglione mi convinceva prima, mi entusiasma ora.

e la stronza? cosa me ne faccio? non le permetto di tornare. respiro, corro, rido. sento i miei limiti. dormo. mi riposo. non riempio fino a scoppiare le mie giornate. se sbaglio (e sbaglierò…) mi fermo, me ne rendo conto e ci riprovo. senza fustigarmi e umiliarmi fino alle lacrime. eppoi, magari, piano piano comincio ad amarmi per quello che sono. ad appartenermi. senza se e senza ma. perché alla fine, guardando bene bene, io, questo corpo e la mia mente, sono tutto ciò che davvero possiedo.

http://fc02.deviantart.com/fs20/f/2007/265/8/0/let_go__by_rooze.jpg

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buone intenzioni, Goethe e l’eredità

“Quello che hai ereditato dai tuoi padri, allo scopo di possederlo, devi guadagnartelo.”

così, per cominciare bene la settimana!

lo scrivo qui, perchè resti.

mi disgusta la violenza mediatica e la volgarità di tutti coloro che parlano con leggerezza, senza rendersi conto del peso delle parole, di un fatto doloroso e privato come quello Englaro. mi turba profondamente, penso si debba tenere un rispettoso silenzio.

pubblico qui, per sicurezza il mio desiderio che NON ci si accanisca farmacologicamente su di me. voglio avere il diritto di morire dignitosamente. altrettanto spero che i miei organi possano servire a far vivere meglio qualcuno che resta…

eppoi non voglio essere seppellita a milano, ma in un luogo da cui si veda un panorama ameno e tranquillo. tipo il cimitero nei tornanti verso varallo facendo la colma. e che non parlino al mio funerale persone che non mi conscano direttamente – tipo i pretiche apostrofano con  “la nostra cara sorella” illustri sconosciute…

credo nella vita. sono felice, ora. e questi pensieri li scrivo solo per custodirli… chissà se quando sarò centenaria qualcuno si premurerà di venirli a cercare…

a.

secondo giorno, G. in Corea

mi manchi. ho riempito la giornata in modo da non farci stare neanche uno spillo.  sono stravolta.  ma mi sembra carino scriverti. anche solo poche parole. ho visto la mia amica del liceo. questa settimana prevede un sacco di amiche del liceo… credo che c’entri col fatto che tu sei arrivato alla maturità.

è un po’ che ci penso. no. io non sono più quella di dieci anni fa. ma e parlerò un’altra volta. ora ti devo solo madare un bacio soffiato e stanco, che ti sussurri BUONGIORNO!

Primo giorno di vacanza

N. ha la varicella.
e a me viene da piangere.

una sera, al Bar Linetta

Ci sono sensazioni segrete, che non si possono dire.
Certe sere, in cui si sta seduti vicino a una stufa, intorno a un tavolo, si ciaccola, e poi si sta zitti. Si coccolano i bambini mentre si discute di politica o si spettegola. Eppoi c’è un istante, in cui ci si sorride, e si sta lì e si fanno pensieri dai contorni confusi, perchè il caldo, la stanchezza e una discreta quantità d’alcol rendono molli le gambe e anche le percezioni. Eppure si è lì, proprio lì. Senza pruriti, immersi nello stare bene, i pensieri lontani e quei sorrisi e quel caldo al cuore, che ci si vorrebbe toccare, e toccare gli altri per una conferma, perchè la sospensione è un momento, e c’è anche una specie di leggerezza e un briciolo di incredulità nel sentire così forte e così chiaro anche se indefinito, come uno spiffero di felicità.

va bene così

sono fatta di luce
mi specchio nel vetro
gli occhi allargati
assorbono le immagini
e le trasformano e trasfigurano
mi piace così
sto bene
corro verso
e so che va bene
dentro di me c’è spazio
per che cosa non so
ma io ci sono
e la potenzialità è potenza
sono felice di esistere
di essere e respirare
mi scorre il reale accanto
di colori chiari
di luce tersa
non c’è paura
ma solo il respiro
e l’attesa
di cosa non so
ma va bene così

//www.flickr.com/photos/22838285@N05/

 

foto di http://www.flickr.com/photos/22838285@N05/

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