Archivio per la categoria 'riflessioni'

la finestra

ora sono affacciata alla finestra, è come uno squarcio nel nero della giornata.
succede, all’improvviso, e le energie tornano un pochino…
è bellissimo stare in modo normale.
ma dura poche ore.
eppoi alla mattina ricomincia il girone infernale.
sono così stanca.
e triste.
senza risorse e speranze.
spero solo che passi.
le due settimane sono passate, eppure non sto molto meglio.
non sto per nulla meglio.
ma ora sono alla finestra.
posso piangere domani.
non ce la faccio a chiedermi perché sto così, anche se non faccio altro.
stare tranquilla, ecco cosa devo fare.
e cercare di sopravvivere.
ancora un po’.

questione di settimane

ho visto lo psichiatra. sono depressa.
meno dell’altra volta. ma di nuovo.
pare che per analizzare le cause,
prima mi debba occupare dei sintomi.
quindi antidepressivi e ansiolitici.
è una risposta.
questione di settimane.
nel frattempo evitare lo strazio di andare al lavoro
e di non sapere dove mettermi.
frenare.
girare al minimo.
cercare di non sentirsi in colpa perché si sta male:
dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?
i bambini. come fare con loro? cosa vedranno di me?
e gli amici, i parenti e i colleghi…
cosa penseranno?
mi giudicheranno?
eppoi sarà mai come prima?
e se il prima è esattamente la causa di questo stare male?
è colpa mia.
io non voglio, mi ribello a questo stato, mi incazzo, mi fustigo, mi sgrido.

penso solo a questo.
non c’è via di uscita.
non vedo vie d’uscita.

non valgo niente.
tutto quello che sono stata fino a ieri ora è solo un  mucchietto depresso.
non me lo merito e non capisco perché.
non è più ansia.
è sfiducia. fatica ad esistere. fatica respirare e stare sveglia.
desiderio di annullamento.
di non sentire.
non sentire questo dolore.
sordo e persistente.
questo dolore son io.
io immersa in me stessa.

il ritorno dell’ansia

è successo. è tornata. cazzocazzocazzo. non pensavo fosse possibile. ora non c’è. il mostro ha lasciato la bocca del mio stomaco ed è strisciato poco lontano. come la marea, va e viene. certe volte resta a lungo, poi all’improvviso scompare. e io respiro. finalmente. avevo 22 anni la prima volta. era già venuta prima, ma era senza nome. nel 2001 si è svelata. mi ha fatto compagnia fino al 2005. ma soprattutto si è intrecciata alla mia vita e mi ha trascinato in un buco nero. dove non si vede nessuna luce alla fine del tunnel. l’ho tenuta a bada con i farmaci. fatto terapia. non mi sono permessa di morire fino in fondo. c’era P. non potevo. nel 2005 ero convinta di essere guarita. con quella convinzione ho fatto un altro figlio. ho riscelto la mia vita. è stato bello. l’ansia mi sfiorava le caviglie a volte. ma io sentivo di essere più in alto. ero attrezzata. sapevo cosa stava succedendo. magari scendevo due gradini, ma poi risalivo subito. mi sentivo forte. centrata. potente.

agosto 2009. con una danza strana, si è riavvicinata. e io ci son cascata. son due settimane che non dormo. e non mangio (sì, io non ho fame, quando ci penso non ci credo!)

ora non c’è. ora son qui che me la godo perchè mi ha dato tregua. ma all’ora di pranzo mi impediva di godere della compagnia delle persone stupende che avevo accanto, ieri notte mi faceva sudare e fare gli incubi e risvegliare e provare un desiderio infinito di vomitarla fuori, di essere salvata.

scrivere d’ansia. descriverla. disegnare i confini. gli effetti li conosco bene. devo lavorare sulle cause.

mi sa che mi tocca crescere. son ricaduta nell’accanirmi su di me. non aspettarmi che G. mi salvi. anzi. smazzarmela da sola. essere un intero che si gestisce autonomamente. una donna adulta. imperfetta. ma intera. centrata. in equilibrio. che sa dove sono i suoi confini. senza deliri di onnipotenza.

non sono di nuovo depressa. è solo una fase della mia crescita (che maledizione passa attraverso il dolore, come certe iniziazioni tribali). devo solo riprendere il filo della matassa, disfare un pezzo del maglione, e ricominciare, un punto alla volta, con pazienza. il progetto del maglione mi convinceva prima, mi entusiasma ora.

e la stronza? cosa me ne faccio? non le permetto di tornare. respiro, corro, rido. sento i miei limiti. dormo. mi riposo. non riempio fino a scoppiare le mie giornate. se sbaglio (e sbaglierò…) mi fermo, me ne rendo conto e ci riprovo. senza fustigarmi e umiliarmi fino alle lacrime. eppoi, magari, piano piano comincio ad amarmi per quello che sono. ad appartenermi. senza se e senza ma. perché alla fine, guardando bene bene, io, questo corpo e la mia mente, sono tutto ciò che davvero possiedo.

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pensiero del giorno: Perché siamo imperfetti?

4.07.09

Perché siamo imperfetti?

In modo da poter sviluppare la perfezione. La vita è un eterno moto dall’imperfezione alla perfezione. Un seme contiene l’albero, ma per divennire albero deve rinunciare a essere seme. Il seme non è un albero. Un arboscello non è un albero.

Nella vita puoi scegliere se vedere l’imperfezione in ogni momento o se vedere il movimento da un grado di perfezione ad un altro.

Sri Sri Ravi Shankar

per quelli che si sentono sempre  inadeguati, per quelli che vorrebbero essere subito degli alberi, per quelli insofferenti, per quelli ansiosi, per quelli che si vedono perfetti e si stupiscono che gli altri non se ne accorgano, per tutti i semi, tutti gli arboscelli e tutti gli alberi.

Facciamo qualcosa per ricordare questa donna e per evitare che riaccada?

Ho ricevuto l’appello di Valeria Palumbo per fare qualcosa per Monica, uccisa dopo aver denunciato e aver tentato di fermare attraverso le istituzioni il suo ex.
Condivido tutto ciò che scrive, aggiungo che è anche una questione politica e culturale. Bisogna far cultura e politica del rispetto. Bisogna indagare dove nasce e come fermare la violenza sulle donne.
BISOGNA FAR QUALCOSA!!!

 OMICIDIO DAVANTI AD UN ASILO DI MILANO

Buongiorno. Il caso l’avete letto: Monica Morra, 33 anni, è stata uccisa in via Cova davanti all’asilo nido del figlio. Cinque giorni prima aveva denunciato per l’ennesima volta il suo ex marito che l’aveva minacciata di morte. Le forze dell’ordine di Città Studi-Lambrate si erano limitate a fare un verbale. A me risultava che fosse passata una legge anti-stalking. Uno che ha mandato una lametta a Michelle Hunziker si è preso nove mesi: ottimo. Ma Monica forse non valeva come la Hunziger? E’ stato appena eletto un nuovo presidente della Provincia che come prima misura parla di ronde: varranno anche per la violenza domestica? Non sarebbe una cattiva idea: invece di vagare a caccia di “uomini neri”…. Perché se lo stupro è fatto da “rumeni” (vox populi, come alla Caffarella, poi si scopre che non è così) parte il branco da linciaggio e per una donna uccisa da suo marito non si muove un dito? C’è violenza e violenza? Perfino in Città Studi e non solo a Bagdad?
E vengo al punto: non sarebbe nostro dovere (di giornalisti, di donne che si occupano di donne, di cittadini, di intellettuali) fare qualcosa?
La biblioteca di zona non può organizzare una serata per questa ragazza?
Non possiamo chiamare le persone di quartiere (gli uomini per primi) a farle un omaggio?
Non possiamo dedicarle delle letture (chiacchiere no, per carità), ma pagina di libri.
E un momento di riflessione?
Vi ringrazio per l’attenzione e vi saluto cordialmente

valeria palumbo
caporedattore centrale L’Europeo Rcs periodici via Rizzoli 8 20132, Milano, Italy
tel. 00390225843724
valeria.palumbo@rcs.it

www.valeriapalumbo.com

al liceo non andavo in manifestazione

i miei 17 anni sono uno degli ultimi punti fermi di me.
poi si entra nell’era d.G. e lì si fa tutto più elastico e fumoso, in divenire…
ma l’idea di me stessa da asolescente è ben definita nella memoria
(ho trovato il post digitando “noiosa” nella casella cerca).

non andavo in manifestazione.
al parini.
entravo in classe da sola.
qualche volta il Vilardo mi ha anche interrogata.
non suscitavo simpatia nemmeno nei prof che di solito mi sopportavano.
sono millenni che non dico la parola prof… è un po’ ridicola ripensandoci…
l’ho ricordato parlando con Lia all’evento del PD.
sono stata come al solito un po’ brutale nella mia espressività.
non è carino dire che disprezzavo i miei compagni in corteo.
eppure lì non mi son mai sentita parte di nulla.
mi sembravano pecoroni, senza idee.
totalmente privi di coerenza.
figli di papà pieni di privilegi che giocano (temporaneamente) a fare i rivoluzionari.
se ci penso non ho mai cambiato idea…
i ragazzi che ho incontrato sul treno del PD sono diversi.

mi avrebbero convinto.
se 13 anni fa qualcuno si fosse degnato di parlarmi, forse, una coscienza politica l’avrei avuta prima dei vent’anni.
eppure non è che non fossi curiosa.. polemica, rompipalle, ma curiosa.
chissà se ero io che non ero capace di ascoltare…

non so davvero se sia stato un peccato o no.

poi alla fine ho imparato ad andare in manifestazione...

poi, alla fine, ho imparato ad andare in manifestazione...

donne del PD

Stasera evento di presentazione dello Spazio PD in piazza Oberdan, alla presenza di Filippo Penati e della candidata consigliere provinciale del collegio 3, Marilisa D’Amico.

Sono stata invitata a partecipare con un messaggio personale, molto cordiale. Quando sono arrivata, con pochi minuti di ritardo, era già cominciato tutto (sono puntuali!)

Parla un ragazzo, e presenta i candidati: un uomo e due donne (Marilisa D’Amico e Lella Benelli).

Stare a sentire è stato interessante. Ma la cosa più significativa per me è stata la sensazione che ho provato.
Di nuovo, dopo il treno per l’europa, non mi son sentita un pesce fuor d’acqua. Anzi. Di nuovo, ho sentito che con quelle persone mi sarei potuta capire. Quel filo sottile che definisce un linguaggio e un sentimento comune.

Le donne del Pd mi piacciono proprio.
Marilisa D’Amico è una professionista super accreditata e madre di tre figli. Una vera acrobata!

Daniela Benelli ha parlato in modo convincente e appassionato di cultura, dello spazio Oberdan, di quello che si dovrebbe fare…

Eppoi c’è il mio primo contatto con 02PD (dopo il preziossimo aggancio di Daniel), Lia Quartapelle.
Una ragazza vivace, gentile, piena di responsabilià.

Credo che con queste basi si possa costruire qualcosa di solido; è stato come seminare un seme buono.
Ora vediamo cosa cresce…

Domande su quote rosa e comunicazione sul treno per l’europa

Sul treno del Pd gli esperti sono solo maschi.
Forse non ci hanno pensato, ma su 30 interventi
quelli femminili sono solo 2.
Le lezioni sul treno sono tutte tenute da maschi.

(mi hanno poi detto che non era pensata così, ci son state defezioni – TUTTE hanno rinunciato?! ma quante erano?!)

Eppoi vecchi.
Perchè a 400 giovani non può parlare un volto giovane del partito?
Non c’è una nuova speranza?

Fassino, Veltroni e Franceschini non sono certamente il nuovo che avanza.
Dove stanno i NUOVI e PULITI volti del PD?

C’è poi una questione che può sembrare marginale.
Ma che sento come molto importante.
Vogliamo parlare della comunicazione del partito?
Chi se ne occupa? Con quali competenze?
Cosa ci faceva Franceschini con in testa un cappello da ferroviere?
Ma perché tentiamo di metterci sullo stesso piano di Berlusconi,
che non siamo capaci?
Perché non ne parliamo?
Non apriamo un dibattito su internet?
La rete risponderebbe, e darebbe un suo parere.
Se gestita bene, potrebbe essere una consultazione sincera e gratuita,
le persone hanno delle opinioni: basterebbe ascoltarle.
C’è la conversazione, come partecipa il PD?

Chissà se trovo le persone giuste a cui fare queste domande.
Sul treno mi ha risposto Raffaele Marchetti, in modo assai disponibile e competente.

eppure, forse, queste domande dovrei porle a “quelli che mi rappresentano”.

feisbum, l’anteprima

ieri sera ho visto fesibum,
un film fatto da chi crede che il cinema sia meglio del web,
e che non debba averci niente a che fare!

feisbum è un bel film.
tempi buoni, bella fotografia e bravi attori per un instant-movie.
ma facebook lo odia!
il produttore, un signore romano che non definirei giovane, esordisce all’anteprima, dopo un’ora di attesa, poichè bisognava fare le foto ai VIPss (lorydelsanto,eeeeh?!?)
dicendo che non vede l’ora che facebook chiuda…

ecco.
non voglio qui santificare facebook, per molti è il male, e probabilmente hanno ragione loro.
per me è solo un mezzo. (che succhia dati…)
eppure su facebook succedono delle cose.
forse la cosa differenziante rispetto agli altri social network è che uno è invitato a essere se stesso.
a fare rete con i conoscenti. questo dettaglio in tutto il film non c’è.
è un film fatto dopo una ricerca. quelli che hanno fatto il film, con facebook non vogliono avere nulla a che fare…
è così poco intellettuale…
c’è un’altra cosa che mi ha colpito: lo sguardo amaro e senz’appello. l’unica storia lieve e piena di grazia è fra due vecchi, in cui lei ignora il fenomeno feisbum, per sua fortuna, così non sarà corrotta…
lei usa il telefono!!! ah, sì?

eppoi un dettaglio sull’organizzazione.
a parte che aspettare un’ora per aspettare i vip è un insulto,
per chi è in una sala mezza vuota.
a parte che invitare chi ha aspettato un’ora ad alzarsi
perché il vip (sconosciuto) deve sedersi al tuo posto,
è maleducazione.

ma del web 2.0 non ne sapete proprio nientenienteniente?
tipo la conversazione, usare i mezzi che disprezzate per imparare qualcosa,
o almeno per comunicare il vostro film indipendente?

certo avete un blog! non vi stupisce che nessuno commenti?
o è un’ipotesi non contemplata?

il primo risultato su Google è la recensione di ieri sera.
Com’è possibile che appaia prima di tutti i vostri sforzi di comunicazione?

chissà se dopo averci fatto un film, l’ascolterete la rete…
potrebbe dirvi cose che nemmeno sospettate!

ps. la scena di Giorgio Colangeli che canta, dovevate tagliarla… e condivderla in rete!
sarebbe stato il video di questo post… tutto quello che ho trovato è questo.
(che peccato, un’altra occasione perduta!)

sei arrabbiata con me?

sei arrabbiata con me?
sì, un po’
e perchè?
perchè io stavo male e tu non c’eri
è vero che non c’ero, ma ti sei chiesta se magari avevo dei motivi?
tu mi hai mai cercata?
poco, come te
è un peccato?
non lo so, forse è andata bene così
è che io vivo male, se sento che qualcuno non è perfettamente in linea e in pace con me
tu vivi male il conflitto
esattamente
forse dovresti accettare che può capitare
che per questo non si smette di volerti bene
solo la si pensa diversamente

sai quanto sono manichea
è una cosa che devo provare a cambiare
provare a stare in cose sconosciute
provare a non riapplicare sempre i soliti schemi
magari è tutto meno terribile di come lo immagino

sei ancora arrabbiata con me?
forse un pochino
forse va bene anche così.

senti, ma ha senso vederci?
ti fa piacere?
non saprei, ho dei ricordi molto piacevoli nel passato
è un po’ che non ci divertiamo insieme
dovremmo provare a fare delle cose nuove
noi cambiamo, dovremmo cambiare anche quello che condividiamo
eppoi non pretendere l’una dall’altra
sì, un po’ di leggerezza
ma comunque presenza, nel bisogno. cazzo, chiamami se stai male!
ti dico di sì, ma poi come andrà non lo so.

dialogo nella mia testa, stamattina alle 6.50.

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