Archivio per la categoria 'riflessioni'

La svolta

Con un piccolo saltello
Mi libro in volo
Senza sforzo

Sorridendo.

Eppoi osservo
La mia piccola identità
Il mio piccolo mondo

Sorridendo

Eppoi mi innalzo altissima
Tanto che l’aria si fa rara
E le stelle vicine
Balzo sulla luna

Sorridendo

Poi mi siedo
Chiudo gli occhi
E faccio silenzio
E il respiro si fa lento

Sorridendo

E quando si è compiuto
Qualcosa che non ha parole
Qualcosa che è filato di una sostanza
Magica e impalpabile
Apro gli occhi e
Con infantile stupore

Mi sorprendo.

Andare in fiera

Per me andare in fiera non è solo un lavoro.
Io in fiera ci sono nata.
Ad Hannover. Per puro caso.
Eppoi è stato il mio primo lavoro.
Invece di andare in gita in terza liceo, a diciott’anni, sono andata per la prima (e ultima)volta nella mia città natale a fare la hostess.
Eppoi con G. il mio primo viaggio d’amore fu a Francoforte. A visitare una fiera che poi avremmo fatto tante volte insieme.
Seppi che ero incinta di Pietro in un bagno della Smau del 98.
Mi ricordo perfettamente quel bagno.
E come mi sentivo quel giorno.
E quasi tutti gli anni da allora ho partecipato ad almeno una fiera.
Tante per la mia azienda, ma tante anche per l’azienda di G.

La fiera è un nonluogo. Un luogo sospeso. Pieno di gente che converge lì per un interesse comune.
La fiera è un mercato. Dove avvengono gli scambi.
La fiera è un posto civile. Dove ci si veste col vestito buono.
Dove ci si presenta. Si cerca un contatto.
Andare in fiera è faticoso, ti impegna.
Devi stare in piedi (nello stand è vietato sedersi…).

Non ci avevo mai pensato.

Ma mi piace andare in fiera.

Una splendida generazione

All’improvviso ho capito che sono estremamente fortunata.
Appartengo ad una generazione straordinaria.
Come tutti. Certo.
Eppure l’improvvisa consapevolezza ha fatto balzare di gioia il mio cuore nel petto.

Per anni sono stata convinta di appartenere ad una generazione di sfigati.
Gente che non avrebbe combinato nulla nella vita e nella società.
Come me, in effetti, nessuno di quelli che conosco ha poi già fatto cose particolari o straordinarie.

Ma.
Ciascuna generazione è diversa…
Noi non abbiamo compiuto il nostro destino a vent’anni.
Non eravamo pronti.
Nati da genitori che non hanno fatto la guerra neanche da bambini,
siamo stati amati e seguiti senza misura.
Abbiamo ricevuto un’educazione.
Siamo stati l’espressione delle aspettative dei nostri genitori.
Pochissimi hanno vissuto una crisi generazionale.
Per lo più i nostri ci hanno amorevolmente accompagnato nella crescita.
Così non abbiamo mai davvero sperimentato la ribellione.
E per certi versi la liberazione dagli schemi dei nostri genitori.
Che sia simbolicamente che praticamente, siedono ancora saldi e pasciuti sul loro piccolo trono.
E noi?
Noi, spesso, non sempre, non abbiamo un lavoro se non precario.
Spesso viviamo ancora in casa con loro.
E siamo ancora in definitiva dipendenti.

E i nostri genitori si lamentano, ma solo un poco, di questa dipenendenza.
Si rendono conto che l’unica alternativa sarebbe prenderci un nostro posto
nel mondo con la forza. E poiché il posto apparterrebbe prevalentemente
a loro, sono anche solo inconsciamente, abbastanza contrari a questa ipotesi.
E quindi ci aiutano. Magari giudicandoci, borbottando.
Ma con un piacere sottile nel sapersi indispensabili, utili, un poco potenti.

Eppure.
Facendo così…
Ci siamo resi conto che molto spesso noi la loro seggiolina non la vogliamo mica.
Noi non vogliamo sacrificare la nostra esistenza per un mutuo e un ombrellone a Viareggio.
Certo che vogliamo la casa. A volte anche l’ombrellone.
Ma non in cambio di TUTTA la nostra vita. Di TUTTO il nostro tempo.
Noi coi nostri figli ci vogliamo passare almeno una parte della giornata.
E per i nostri figli non siamo poi davvero disponibili al scarificio assoluto e poi recriminatorio.

Noi abbiamo delle aspettative riguardo alla felicità. Ci interessa, vogliamo stare bene.
Inseguiamo questo benessere.
Non vi sembra una cosa nuova?
Molti miei amici non hanno mestieri tradizionali.
Pur venendo dalla borghesia cittadina,
non hanno sicuramente (quasi nessuno) uno stipendio paragonabile a quello dei loro genitori.
Ma, accidenti, sono persone interessanti. Sensibili. Capaci di amare.
Alla ricerca.

Per ora non ci siamo ancora presi delle responsabilità sociali.

Ma stiamo arrivando. Vedrete.
Troveremo un modo nuovo.
Le cose lentamente cambieranno.
E cambieranno grazie ad un livello superiore di consapevolezza.
Noi saremo gli agenti di questo cambiamento.
Coi nostri tempi. Certo. Ma vedrete che lasceremo ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo trovato noi.

Ecco il nome di uno nato nel mio stesso anno:
Roberto Saviano.
Conoscenza. Condivisione. Impegno.
Ogni volta che vedo una sua foto lo ringrazio mentalmente perché immola la sua esistenza perché le cose cambino.

Quindi. Ragazzi…
Si tratta solo di accettare che abbiamo dei tempi diversi. Non abbattarci
chè ci muoviamo su piani inesplorati.
Abbiamo tutti gli strumenti per i compiti che siamo chiamati a svolgere.
Siamo preparati.
Saremo maledettamente bravi.
E ci stupiremo di quanto sarà facile e bello.
Quanto ci appartiene e ci gratifica la responsabilità.
Vedrete.
Fra pochi anni ci descriveranno come un generazione d’oro.
Come i partigiani. Come coloro che fecero l’unità di Italia.
Il rinascimento prima di loro.
Siamo gente straordinaria.
Credo che pochi di questi si rendessero conto della portata delle idee nuove e rivoluzionarie che stavano sbocciando e cambiando le strutture della tradizione.
Ecco per un’istante io ho visto tutto questo.
E vi assicuro, mi è piaciuto.

Vivere è bellissimo,

Come bere quando si ha sete, respirare profondamente. Con calma.
Ognuno ha il suo ritmo, e i suoi segreti.
Io non capisco in che modo la chimica agisca sul mio cervello.
Stasera sono felice.
Di vivere. Di essere qui. Rubare tempo al sonno per leggere. Non essere turbata dal mondo che entra in contatto con me. Desiderare di imparare. Avere pazienza, ma voglia.
Crescere. Un passo dopo l’altro. Anche senza grazia. Anche inciampando goffamente. Facendo dei passi indietro, ma avanzando senza dubbio. Una buona giornata.
Sono le ombre che danzano. Ecco. Devo trovare il modo di danzare con le ombre.
Le mie ombre magiche e avvolgenti. L’ombra delle radici, umide, terrene. Familiari.
Tornare e lasciare andare. Immaginare un futuro fluido e acquatico. Con radici salde e cime al vento, verso l’alto e l’ignoto. Permettersi voli e immagini, infondo questa sono io. Tuffi nell’immaginario, e scivolate sulla superficie dei pensieri. Brevi lampi e collegamenti arditi, fra cui non ci si raccapezza. Frammenti. I miei scritti vorrebbero essere fotografie. Incise e volatili impressioni, non poetiche, non artistiche. Puntuali. Ma personali. Per cogliere l’attimo.

Perché ne vale la pena se si è felici di vivere.

Obiettivi chiari.

stare bene. equilibrio stabile in movimento.
il mio corpo sottile, atletico. forte.
stare con i miei bambini, prendermi cura, essere madre.
amare e essere amata.
trovare una mia strada, un mio sogno.
scrivere e raccontare.
essere coraggiosa e guardare al futuro positivamente.

Ridi di te e del mondo, fai al tuo prossimo ciò che vorresti facesse a te.

Bambini miei,
le cose importanti sono poche.
La certezza che siete amati.
La fiducia nel vostro valore, nella vostra dignità.
Eppoi la capacità di vedere il mondo con uno sguardo distaccato,
Che si rende conto che ciò che ci sembra fondamentale è solo una caccola dell’universo,
Che non siamo nulla e di noi non resta nulla, perché angosciarci?

Poi come comportarsi?

Una regola base secondo me non è quella di non fare ciò che non vorresti fosse fatto a te, ma di FARE quello che desideri gli altri facciano per te.
Desideri essere amato? AMA TU PER PRIMO!
Generosamente, senza aspettative o recriminazioni.
Desideri essere visto? Guarda gli altri e lodali apertamente, dì loro quello che di vero e buono pensi, senza pudore, senza paura.
Vuoi essere trattato con rispetto e gentilezza? Muoviti nel mondo con grazia e leggerezza, fai sempre il primo passo, l’orgoglio è terribile lo so… Ma non paga!
Se vedi qualcuno che ha bisogno di aiuto,muoviti e aiuta.
Se puoi fare anche un piccolo gesto affettuoso per questo pianeta o la sua gente, non ti risparmiare e fallo.

Eppoi ridi di gusto e spesso. Ridi di te stesso, delle barzellette sconce, delle freddure di vostro nonno, ridi per simpatia, ridi a tavola o leggendo, in compagnia o da solo, divertiti a vivere… Ne vale la pena!

Vi amo infinitamente, vi auguro la vera felicità e una profonda serenità.
Benedico voi e il vostro sonno.
Tutto il mio bene, il mio corpo e la mia anima vegliano su di voi.
Baci e sogni d’oro a.

Me lo merito

Ho incontrato maestre e streghe buone.
Sono morta e risorta tante volte.
All’improvviso il fluire della vita si sospende.
E mi chiedo: Me lo merito?
Spesso è la sofferenza, ma anche il piacere.
Sempre c’è la sorpresa.
Mi merito quello che ho?
Ha importanza?
E sposta anche solo di un millimetro la realtà?
In realtà c’è ciò che c’è.
Ed è prevalentemente bellissimo o terribile.
Io provo spesso dolore, ma anche piacere da togliere il fiato.
La bellezza del tempo e dello spazio che ho attorno.
Il godimento dato dal respiro e dalle relazioni umane.
Tutto concorre alla meraviglia per il creato.
Giorno dopo giorno mi sorprende.
La percezione è la maggiore fonte di piacere.
L’ossessione quella della sofferenza.
Eppure vince il primo.
Perché appunto sembra immeritato.
Mentre il dolore do per scontato che sia giusto e doveroso.
L’educazione ci ha rovinato!
Ma tanto più
un libro, un incontro o un paesaggio donati
mi riempiono il cuore, con ondate d’amore e di gratitudine.

anneliese

questo è il mio nome.
si pronuncia anne (come due anna) lise (come due lisa).
2 X 2= 4
un nome “in potenza”.
un nome plurale.
è il nome di quella figa di mia nonna.
e il mio.
non lo ha usato mai nessuno.
d’ora in avanti mi firmerò così.
mi chiamerò così nella mia testa.
l’identità parte dal proprio nome.
e a me il mio nome piace.

chi vuole chiamarmi affettuosamente
può chiamarmi anneli
oppure come mi ha sempre chiamato.
sono tutte parti di me.
continuerò a rispondere.

A N N E L I E S E

senza radici non si vola

sono successe tante cose negli ultimi mesi.
cose inaspettate, positive, viste con un po’ di distanza.
ora ci sono ordine e chiarezza.
mi piace.
è finito un ciclo e ne è comiciato un altro.
io ho vissuto con intensità, emozione e dolore il passaggio.
sto ancora passando.
è un percorso che non finisce.

voglio ricordare la bellezza, la sorpresa e la gratitudine per questo cambiamento.

sono molto felice di avere radici salde e ben piantate,
sono fiera di volare con ali forti, che mi portano in alto,
in regioni celesti ancora inesplorate.

grazie di avermi accompagnata.

home sweet home – uno spettacolo da vedere sulla violenza domestica

Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita
(il 31,9% della classe di età considerata).

fonte ISTAT 2006 trovato su donnapratica.com

UNA SU TRE. ALMENO una volta nella vita.

comincia così uno spettacolo bello.
recitato benissimo (sono difficile nei miei gusti teatrali, non sopporto i dilettanti)
con scenografia, musica e video che non ti permettono di allontanarti dalla scena.
neanche se lo vuoi.

HOME SWEET HOME

Teatro Leonardo – via Ampère, 10
dal 21 Aprile al 9 Maggio 2010
durata 1’20″

Autore: Valeria Cavalli, Claudio Intropido
Regia: Valeria Cavalli, Claudio Intropido
Scenografia: Claudio Intropido
Costumi: Lara Friio
Musiche: Gipo Gurrado
Disegno luci: Claudio Intropido
Attori: Giulia Bacchetta – Andrea Robbiano

l’ho visto sabato. con mia nonna di 88 anni.
in un teatro non esattamente giovanissimo
(benedetti i biglietti gratuiti del comune di milano!)

violenza quotidiana, borghese, per bene.
violenza taciuta, accettata, trascurata.
violenza meritata?
ecco. non si può evitare.
perché il nostro dna storico non solo la accetta, la promuove.
le donne si scusano perché credono sia colpa loro.
quando raggiungono il limite provano a denunciare.
poi si pentono.
NESSUNO ne parla. nelle notizie solo gli stranieri nei parchi bui.
UNA su tre. ALMENO una volta. in casa propria.
da persone conosciute. dal proprio compagno.
denigrate, picchiate, umiliate.
esempio per i figli.
maschi e femmine.
è così che si comportano dei modelli.
fanno vedere come si fa.
è così che si deve diventare.

facciamolo per i nostri bambini.
facciamolo per le donne che sono MORTE (eh sì. MUOIONO. tutti i giorni.)
muoviamoci. vediamola questa violenza.
parliamone. portiamo donne e uomini a teatro.
educhiamo al vero rispetto i nostri figli.
rifiutiamo la violenza in ogni sua forma, tutti i giorni.
confrontiamoci. occupiamoci la mente e la quotidianità.

credo che questa diventerà la mia causa.
ne parlerò con amici, conoscenti, vicini.
cominciamo da vicino.

UNA su TRE.

quante donne conoscete?

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