P. è a casa da scuola. P. è nel mio ufficio. succede se la scuola decide di far la settimana bianca e tu non puoi.
non ha voglia di fare i compiti. neanch’io avevo voglia di fare i compiti a otto anni. non ne ho mai avuto voglia, e nessuno mi ha mai costretto a farli. fra me e P. è in corso una guerra psicologica. io voglio che non rompa, e faccia i compiti. lui vorrebbe usare il pc che uso per lavorare per giocare, e assolutamente non fare i compiti. la verità è che io vorrei dominarlo. fargli fare quello che voglio. e lui si ribella. e io soffocherei la rivolta nel sangue. mi sale una tale violenza (che rimane solo verbale, ma mi sconvolge, mi turba e mi disgusta).
la relazione con sti figli è un casino, più crescono e più si incasina. io vorrei sapere per lo meno qual’è la mia posizione. perchè vorrei che mi rispettasse e mi obbedisse. ma non perchè è terrorizzato da me. (e non lo è!)
come diavolo si conquista l’autorevolezza?
eppoi perchè il fatto che mio figlio che in vacanza da scuola è solo un problema mio, e non viene neanche avvertito da quel sant’uomo che ho sposato (e che grazie a dio, quando lo chiamo dispertata, almeno si degna di trattare telefonicamente con l’insorto)?
mentre digitavo questo post, si è svolto una specie di psicodramma, mi ha interrotto 30 volte, ha pianto, si è incazzato, gli ho detto che mi aveva deluso, che ero arrabbiata, non è riuscito a finire i compiti pattuiti, ha imparato che ancora non si sa gestire il tempo, e l’ho finalmente capito anch’io, gli ho detto che non mi ha deluso affatto, ho ammesso che era un ricatto morale, gli ho chiesto scusa per quanto sono stronza, insomma dinamiche consuete, che però mi sfiancano. meno male che i libri li avevo rilegati mentre giocava col mio pc.
domani è un altro giorno, lo lascio da una nonna.
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