Archivio per la categoria 'imparare'

il ritorno dell’ansia

è successo. è tornata. cazzocazzocazzo. non pensavo fosse possibile. ora non c’è. il mostro ha lasciato la bocca del mio stomaco ed è strisciato poco lontano. come la marea, va e viene. certe volte resta a lungo, poi all’improvviso scompare. e io respiro. finalmente. avevo 22 anni la prima volta. era già venuta prima, ma era senza nome. nel 2001 si è svelata. mi ha fatto compagnia fino al 2005. ma soprattutto si è intrecciata alla mia vita e mi ha trascinato in un buco nero. dove non si vede nessuna luce alla fine del tunnel. l’ho tenuta a bada con i farmaci. fatto terapia. non mi sono permessa di morire fino in fondo. c’era P. non potevo. nel 2005 ero convinta di essere guarita. con quella convinzione ho fatto un altro figlio. ho riscelto la mia vita. è stato bello. l’ansia mi sfiorava le caviglie a volte. ma io sentivo di essere più in alto. ero attrezzata. sapevo cosa stava succedendo. magari scendevo due gradini, ma poi risalivo subito. mi sentivo forte. centrata. potente.

agosto 2009. con una danza strana, si è riavvicinata. e io ci son cascata. son due settimane che non dormo. e non mangio (sì, io non ho fame, quando ci penso non ci credo!)

ora non c’è. ora son qui che me la godo perchè mi ha dato tregua. ma all’ora di pranzo mi impediva di godere della compagnia delle persone stupende che avevo accanto, ieri notte mi faceva sudare e fare gli incubi e risvegliare e provare un desiderio infinito di vomitarla fuori, di essere salvata.

scrivere d’ansia. descriverla. disegnare i confini. gli effetti li conosco bene. devo lavorare sulle cause.

mi sa che mi tocca crescere. son ricaduta nell’accanirmi su di me. non aspettarmi che G. mi salvi. anzi. smazzarmela da sola. essere un intero che si gestisce autonomamente. una donna adulta. imperfetta. ma intera. centrata. in equilibrio. che sa dove sono i suoi confini. senza deliri di onnipotenza.

non sono di nuovo depressa. è solo una fase della mia crescita (che maledizione passa attraverso il dolore, come certe iniziazioni tribali). devo solo riprendere il filo della matassa, disfare un pezzo del maglione, e ricominciare, un punto alla volta, con pazienza. il progetto del maglione mi convinceva prima, mi entusiasma ora.

e la stronza? cosa me ne faccio? non le permetto di tornare. respiro, corro, rido. sento i miei limiti. dormo. mi riposo. non riempio fino a scoppiare le mie giornate. se sbaglio (e sbaglierò…) mi fermo, me ne rendo conto e ci riprovo. senza fustigarmi e umiliarmi fino alle lacrime. eppoi, magari, piano piano comincio ad amarmi per quello che sono. ad appartenermi. senza se e senza ma. perché alla fine, guardando bene bene, io, questo corpo e la mia mente, sono tutto ciò che davvero possiedo.

http://fc02.deviantart.com/fs20/f/2007/265/8/0/let_go__by_rooze.jpg

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al liceo non andavo in manifestazione

i miei 17 anni sono uno degli ultimi punti fermi di me.
poi si entra nell’era d.G. e lì si fa tutto più elastico e fumoso, in divenire…
ma l’idea di me stessa da asolescente è ben definita nella memoria
(ho trovato il post digitando “noiosa” nella casella cerca).

non andavo in manifestazione.
al parini.
entravo in classe da sola.
qualche volta il Vilardo mi ha anche interrogata.
non suscitavo simpatia nemmeno nei prof che di solito mi sopportavano.
sono millenni che non dico la parola prof… è un po’ ridicola ripensandoci…
l’ho ricordato parlando con Lia all’evento del PD.
sono stata come al solito un po’ brutale nella mia espressività.
non è carino dire che disprezzavo i miei compagni in corteo.
eppure lì non mi son mai sentita parte di nulla.
mi sembravano pecoroni, senza idee.
totalmente privi di coerenza.
figli di papà pieni di privilegi che giocano (temporaneamente) a fare i rivoluzionari.
se ci penso non ho mai cambiato idea…
i ragazzi che ho incontrato sul treno del PD sono diversi.

mi avrebbero convinto.
se 13 anni fa qualcuno si fosse degnato di parlarmi, forse, una coscienza politica l’avrei avuta prima dei vent’anni.
eppure non è che non fossi curiosa.. polemica, rompipalle, ma curiosa.
chissà se ero io che non ero capace di ascoltare…

non so davvero se sia stato un peccato o no.

poi alla fine ho imparato ad andare in manifestazione...

poi, alla fine, ho imparato ad andare in manifestazione...

sei arrabbiata con me?

sei arrabbiata con me?
sì, un po’
e perchè?
perchè io stavo male e tu non c’eri
è vero che non c’ero, ma ti sei chiesta se magari avevo dei motivi?
tu mi hai mai cercata?
poco, come te
è un peccato?
non lo so, forse è andata bene così
è che io vivo male, se sento che qualcuno non è perfettamente in linea e in pace con me
tu vivi male il conflitto
esattamente
forse dovresti accettare che può capitare
che per questo non si smette di volerti bene
solo la si pensa diversamente

sai quanto sono manichea
è una cosa che devo provare a cambiare
provare a stare in cose sconosciute
provare a non riapplicare sempre i soliti schemi
magari è tutto meno terribile di come lo immagino

sei ancora arrabbiata con me?
forse un pochino
forse va bene anche così.

senti, ma ha senso vederci?
ti fa piacere?
non saprei, ho dei ricordi molto piacevoli nel passato
è un po’ che non ci divertiamo insieme
dovremmo provare a fare delle cose nuove
noi cambiamo, dovremmo cambiare anche quello che condividiamo
eppoi non pretendere l’una dall’altra
sì, un po’ di leggerezza
ma comunque presenza, nel bisogno. cazzo, chiamami se stai male!
ti dico di sì, ma poi come andrà non lo so.

dialogo nella mia testa, stamattina alle 6.50.

buone intenzioni, Goethe e l’eredità

“Quello che hai ereditato dai tuoi padri, allo scopo di possederlo, devi guadagnartelo.”

così, per cominciare bene la settimana!

da grande

non so bene se e quando.
non lo so. ma io da grande farò la scrittrice. da grande sarò lunga e flessuosa come un giunco. sorriderò spesso.  sarò tranquilla e grata di quello che ho. sarò sana.  se ne avrò voglia correrò, ma certamente camminerò con passo sicuro lungo la strada. riderò insieme alle persone che amo. mangerò e berrò, chiaccherando. da grande non urlerò, ma non smetterò di essere impulsiva e “patsa”. da grande andrò al cinema con mio marito, tanto i figli sono grandi… viaggerò e tornerò sempre volentieri. mi divertirò a percorrere la strada. leggerò e non guarderò la tele. da grande sarò io. e basta.

azienda e filosofia

inventare e ascoltare storie.
la mia grande passione.
leggere la grammatica della fantasia è come poter esplorare un meccanismo magico e avere un cicerone dalla parola piana che spiega. un piacere infinto. perchè Rodari regala la chiave di accesso. lo fa con generosità e semplicemente, proprio come si fa una carezza o un sorriso.

e allora secondo la sua iniziale indicazione metto insieme due parole che non c’entrano niente e vedo quali piccole esplosioni ne derivano tra i miei neuroni:

azienda e filosofia

c’era una volta un’azienda che nella sua dimensione si sentiva un po’ stretta. era una azienda carina e longeva, stabile, ma non particolarmente eccezionale. ci si facevano delle macchine utili. era una buona azienda, ma nel profondo era un po’ insoddisfatta.
da lei lavoravano delle persone per bene, che lavoravano con piacere fra di loro, anche se erano persone normali, litigavano o si detestavano segretamente, come tutti. nella media le cose andavano come dovevano.
ma l’azienda sentiva che doveva far qualcosa. il periodo era tristanzuolo, tutti parlavano di crisi, e lei era stufa di quei discorsi cupi, nel profondo si sentiva ottimista… aveva voglia di qualcosa di fuori dagli schemi, qualcosa che facesse fare un salto laterale alle sue idee, per vedere cose nuove e fare pensieri stimolanti. conobbe un ragazzo simpatico. un ragazzo che è un piacere mangiarci un piatto di pasta con le sarde insieme. e gli disse con fare cospiratorio: vieni da me a fare un salto?
vieni di sera, quando poi non devo rimettermi a lavorare, parliamo e ci beviamo un bicchiere di vino. parliamo di cose che non c’entrano con me, ma proprio per questo mi interessano. parliamo di lavoro e della nostra vita, parliamo di come si potrebbe vivere bene, ci facciamo delle domande e vediamo se nel gruppo vengon fuori delle risposte o magari dei discorsi inaspettati.
l’importante è essere a nostro agio. tu, Federico, parla come mangi, e io mi metto nella disposizione d’animo, non di imparare, ma di ascoltare e veder cosa succede.

alla Prima presto si faranno delle conversazioni filosofiche, sono inviati a partecipare tutti quelli che hanno voglia di ascoltare e veder cosa succede.

non lo so come va a finir la storia. è una storia piccola, ma vera. e sono fiera che si svolga nella mia azienda. un po’ anche per merito mio.

per la scuola pubblica – non è ancora finita!

So che la sensazione è che ormai, dato che il decreto Gelmini è stato tramutato in legge, non ci sia più nulla da fare.
L’altra sera G. ha partecipato a una riunione dei genitori e insegnanti PRO SCUOLA PUBBLICA ed è emerso che in realtà mancano ancora i regolamenti attuativi, che poi sono quelli che andranno veramente a definire come sarà organizzata la scuola dopo la riforma. Questi regolamenti non sono stati ancora emanati perché gli stessi parlamentari sono divisi, perché la pressione dei genitori delle scuole ha un peso, perché pezzi grossi della politica – probabilmente per ragioni di consenso – non vogliono avallare provvedimenti impopolari. Uno per tutti è Formigoni, che ha dichiarato pubblicamente che il tempo pieno non si tocca.

Oggi ha molta importanza partecipare alla manifestazione delle scuole milanesi. Se qualcuno ha trovato giusto esserci la scorsa volta in largo la Foppa ha senso che venga anche oggi pomeriggio.

L’appuntamento è  in tre punti diversi della città.

Noi partiamo alle 14.30 da piazza Lima.

Venite anche voi?

P.S.qui c’è il link a rete scuole con più dettagli sulla manifestazione: http://www.retescuole.net/

ban29

scrivere la notte

non posso farlo mai
perchè stramazzo.
ma domani sto a casa. legittimamente. ho preso un giorno di ferie.
forse metterò ordine nei miei armadi. ma forse no. alla fine è una mezza giornata di ferie.
alle quattro la bestiola torna a casa, con amichetta. un pomeriggio piacevole, ma non di ferie.
il marito stasera è a fare il pasionario anti-gelmini. mi sconvolge che sappia ancora stupirmi così.
ebbravo. magari è con un’altra e io lo stimo e lo applaudo. sarebbe diabolico comunque…

Stasera ho visto “Alla scoperta di Charlie” – un film carino. non eccezionale. poetico.

ora sono stanca. e vado a dormire. è bello fare quello di cui si ha bisogno: guardare film leggeri, scrivere sciocchezze, farsi passare un po’ d’ansia, eppoi stravolti, infilarsi nel letto, quasi certi di addormentarsi. alla fine non è poi così male. appena l’ansia si allenta un po’, la vita che c’è, senza nessun cambiamento, mi appare molto meno terribile, anzi per nulla spaventosa, decisamente apprezzabile. è meglio che conservi questo pensiero. che lo tenga stretto al cuore. ben centrato. non me lo faccia sfuggire…

Juno e della maternità

ieri sera
sola a casa
vedo Juno
è un gran bel film. con un’attrice giovane bella e vera
con una fotografia con i colori vividi dei ricordi
con una storia che non ha niente di leggero raccontata e interpretata lievemente.
con dei personaggi simpatici e verosimili ma non reali
insomma un film da vedere, nonostante piaccia a tutti.

ma poi c’è una cosa, che non c’entra con il film ma con me.
mi è tornata la voglia di scrivere. un pochino almeno. mi sono identificata in quella ragazzina
anche se io di anni ne avevo 19 e un bambino l’ho cercato.
è una cosa a cui non penso da un po’.
a come dovevo essere e non me ne rendevo conto, quando allattavo e inforcavo la bicicletta per seguire le lezioni all’università. quando andavo a ballare, tormentando G. quando ero molto più incasinata di oggi, ed ero già madre di P. quando uscivo a cena e lui dormiva placido in mezzo a un marasma di risate, voci, freddo e tintinnare di posate. quando tutte le volte che G. andava a calcio, io per protesta e per la solitudine me ne andavo a cena dai miei, pretendendo che mi venisse a prendere. il periodo in cui ero carina e avevo il corpo che ho sempre desiderato. il periodo in cui sono crollata. e avevo 21 anni. ero piccola. e non me ne rendevo conto, tutta compresa nel mio ruolo di responsabilità. non è che mi senta arrivata. anzi. ma diversa da allora sì. sono quasi 10 anni. e mi fa impressione. ma anche piacere. sono un po’ fiera e un po’ intenerita. mi do affettuose pacche sulle spalle. nell’attesa che passi il maledetto bisogno di sentirmi riconosciuta e poi, magari, anche apprezzata.

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