Archivio per la categoria 'buone intenzioni'

crescere, è questa la questione!

la finestra

ora sono affacciata alla finestra, è come uno squarcio nel nero della giornata.
succede, all’improvviso, e le energie tornano un pochino…
è bellissimo stare in modo normale.
ma dura poche ore.
eppoi alla mattina ricomincia il girone infernale.
sono così stanca.
e triste.
senza risorse e speranze.
spero solo che passi.
le due settimane sono passate, eppure non sto molto meglio.
non sto per nulla meglio.
ma ora sono alla finestra.
posso piangere domani.
non ce la faccio a chiedermi perché sto così, anche se non faccio altro.
stare tranquilla, ecco cosa devo fare.
e cercare di sopravvivere.
ancora un po’.

la sera si spera

oggi ho fatto il culo allo psicologo.
non mi son sentita meglio, per niente.
era proprio dispiaciuto per me.
non se l’aspettava anche lui questa ricaduta.
ma insiste che è diverso.
che io son diversa.
è una tale banalità…
eppure è così vera!
io non sono affatto quella di sette anni fa.
e anche quello che provo, lo provo adesso, nè prima nè dopo.
e così scopro e annoto che la sera l’umore va un po’ meglio.
che la mattina e dopo pranzo sono le ore peggiori.
che lo stabilizzatore dell’umore ci metterà un paio di settimane
ma nel frattempo, potrebbe già migliorare.
le giornate sono lunghissime.
io non ho energia
ho provato a correre stamattina
non so se fosse la sfiducia o le medicine
ma non ce la facevo
eppure sono viva!
ancora.
spaventata, negativa ma viva
e voglio solo che passi.
questo dovrebbe aiutare.
se solo non ci mettessi la forza.
se cedessi e accettassi quello che viene.
sono sicura che nel futuro ci vedrò un senso
in tutto questo dolore.

per adesso ringrazio tutti coloro i quali mi vogliono bene e mi stanno accanto, lo stesso.

il ritorno dell’ansia

è successo. è tornata. cazzocazzocazzo. non pensavo fosse possibile. ora non c’è. il mostro ha lasciato la bocca del mio stomaco ed è strisciato poco lontano. come la marea, va e viene. certe volte resta a lungo, poi all’improvviso scompare. e io respiro. finalmente. avevo 22 anni la prima volta. era già venuta prima, ma era senza nome. nel 2001 si è svelata. mi ha fatto compagnia fino al 2005. ma soprattutto si è intrecciata alla mia vita e mi ha trascinato in un buco nero. dove non si vede nessuna luce alla fine del tunnel. l’ho tenuta a bada con i farmaci. fatto terapia. non mi sono permessa di morire fino in fondo. c’era P. non potevo. nel 2005 ero convinta di essere guarita. con quella convinzione ho fatto un altro figlio. ho riscelto la mia vita. è stato bello. l’ansia mi sfiorava le caviglie a volte. ma io sentivo di essere più in alto. ero attrezzata. sapevo cosa stava succedendo. magari scendevo due gradini, ma poi risalivo subito. mi sentivo forte. centrata. potente.

agosto 2009. con una danza strana, si è riavvicinata. e io ci son cascata. son due settimane che non dormo. e non mangio (sì, io non ho fame, quando ci penso non ci credo!)

ora non c’è. ora son qui che me la godo perchè mi ha dato tregua. ma all’ora di pranzo mi impediva di godere della compagnia delle persone stupende che avevo accanto, ieri notte mi faceva sudare e fare gli incubi e risvegliare e provare un desiderio infinito di vomitarla fuori, di essere salvata.

scrivere d’ansia. descriverla. disegnare i confini. gli effetti li conosco bene. devo lavorare sulle cause.

mi sa che mi tocca crescere. son ricaduta nell’accanirmi su di me. non aspettarmi che G. mi salvi. anzi. smazzarmela da sola. essere un intero che si gestisce autonomamente. una donna adulta. imperfetta. ma intera. centrata. in equilibrio. che sa dove sono i suoi confini. senza deliri di onnipotenza.

non sono di nuovo depressa. è solo una fase della mia crescita (che maledizione passa attraverso il dolore, come certe iniziazioni tribali). devo solo riprendere il filo della matassa, disfare un pezzo del maglione, e ricominciare, un punto alla volta, con pazienza. il progetto del maglione mi convinceva prima, mi entusiasma ora.

e la stronza? cosa me ne faccio? non le permetto di tornare. respiro, corro, rido. sento i miei limiti. dormo. mi riposo. non riempio fino a scoppiare le mie giornate. se sbaglio (e sbaglierò…) mi fermo, me ne rendo conto e ci riprovo. senza fustigarmi e umiliarmi fino alle lacrime. eppoi, magari, piano piano comincio ad amarmi per quello che sono. ad appartenermi. senza se e senza ma. perché alla fine, guardando bene bene, io, questo corpo e la mia mente, sono tutto ciò che davvero possiedo.

http://fc02.deviantart.com/fs20/f/2007/265/8/0/let_go__by_rooze.jpg

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Iran: a Nation of Bloggers

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pensiero del giorno: Perché siamo imperfetti?

4.07.09

Perché siamo imperfetti?

In modo da poter sviluppare la perfezione. La vita è un eterno moto dall’imperfezione alla perfezione. Un seme contiene l’albero, ma per divennire albero deve rinunciare a essere seme. Il seme non è un albero. Un arboscello non è un albero.

Nella vita puoi scegliere se vedere l’imperfezione in ogni momento o se vedere il movimento da un grado di perfezione ad un altro.

Sri Sri Ravi Shankar

per quelli che si sentono sempre  inadeguati, per quelli che vorrebbero essere subito degli alberi, per quelli insofferenti, per quelli ansiosi, per quelli che si vedono perfetti e si stupiscono che gli altri non se ne accorgano, per tutti i semi, tutti gli arboscelli e tutti gli alberi.

al liceo non andavo in manifestazione

i miei 17 anni sono uno degli ultimi punti fermi di me.
poi si entra nell’era d.G. e lì si fa tutto più elastico e fumoso, in divenire…
ma l’idea di me stessa da asolescente è ben definita nella memoria
(ho trovato il post digitando “noiosa” nella casella cerca).

non andavo in manifestazione.
al parini.
entravo in classe da sola.
qualche volta il Vilardo mi ha anche interrogata.
non suscitavo simpatia nemmeno nei prof che di solito mi sopportavano.
sono millenni che non dico la parola prof… è un po’ ridicola ripensandoci…
l’ho ricordato parlando con Lia all’evento del PD.
sono stata come al solito un po’ brutale nella mia espressività.
non è carino dire che disprezzavo i miei compagni in corteo.
eppure lì non mi son mai sentita parte di nulla.
mi sembravano pecoroni, senza idee.
totalmente privi di coerenza.
figli di papà pieni di privilegi che giocano (temporaneamente) a fare i rivoluzionari.
se ci penso non ho mai cambiato idea…
i ragazzi che ho incontrato sul treno del PD sono diversi.

mi avrebbero convinto.
se 13 anni fa qualcuno si fosse degnato di parlarmi, forse, una coscienza politica l’avrei avuta prima dei vent’anni.
eppure non è che non fossi curiosa.. polemica, rompipalle, ma curiosa.
chissà se ero io che non ero capace di ascoltare…

non so davvero se sia stato un peccato o no.

poi alla fine ho imparato ad andare in manifestazione...

poi, alla fine, ho imparato ad andare in manifestazione...

Domande su quote rosa e comunicazione sul treno per l’europa

Sul treno del Pd gli esperti sono solo maschi.
Forse non ci hanno pensato, ma su 30 interventi
quelli femminili sono solo 2.
Le lezioni sul treno sono tutte tenute da maschi.

(mi hanno poi detto che non era pensata così, ci son state defezioni – TUTTE hanno rinunciato?! ma quante erano?!)

Eppoi vecchi.
Perchè a 400 giovani non può parlare un volto giovane del partito?
Non c’è una nuova speranza?

Fassino, Veltroni e Franceschini non sono certamente il nuovo che avanza.
Dove stanno i NUOVI e PULITI volti del PD?

C’è poi una questione che può sembrare marginale.
Ma che sento come molto importante.
Vogliamo parlare della comunicazione del partito?
Chi se ne occupa? Con quali competenze?
Cosa ci faceva Franceschini con in testa un cappello da ferroviere?
Ma perché tentiamo di metterci sullo stesso piano di Berlusconi,
che non siamo capaci?
Perché non ne parliamo?
Non apriamo un dibattito su internet?
La rete risponderebbe, e darebbe un suo parere.
Se gestita bene, potrebbe essere una consultazione sincera e gratuita,
le persone hanno delle opinioni: basterebbe ascoltarle.
C’è la conversazione, come partecipa il PD?

Chissà se trovo le persone giuste a cui fare queste domande.
Sul treno mi ha risposto Raffaele Marchetti, in modo assai disponibile e competente.

eppure, forse, queste domande dovrei porle a “quelli che mi rappresentano”.

un treno per l’europa

Sul treno del PD ci sono delle belle facce
facce simpatiche
ragazzi con cui è piacevole chiacchierare per ore
sul treno del Pd si fa lezione
ma mentre ascolti e intervieni
(sì, intervieni senza pudore tanto non ti conosce nessuno)
scorre accanto a te il paesaggio
magari una campagna monotona
verde come l’irlanda, come non ti immaginavi la francia
oppure drammatica come il sublime romantico
con montagne sfregiate dal tempo e dal vento
sul treno del pd si parla di cose serie
ma soprattutto si parla fra di noi
ci si sente parte di qualcosa
il linguaggio è comune e condiviso
anche se le idee possono essere assai diverse.

le montagne viste da Martadisegni di Marta Manenti

Di Android e del mio nuovo HTC Dream

Il primo post in mobilità. Se funziona, sono una Geek felice!

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