Archivio per la categoria 'bambini'

ti racconto la storia del seme

c’era una volta un seme
era un seme arrabbiato
si sentiva non amato
caduto dalla pianta madre
nessuno lo aveva accudito
per terra piangeva
il sole lo cuoceva
la pioggia lo sferzava
e lui si lamentava
tanto il dolore che provava
aspettava
e si lagnava
ma qualcosa dentro di lui impercettibilmente si muoveva
cresceva
si seccava
prudeva
un giorno sentì la pelle tirare
e fargli male
e non capiva
non si racapezzava
nasceva
una piccola radichetta
nella terra si insinuava
lo nutriva
il suo piede per terra
che dalla terra prendeva
eppoi si spaccò la testa
all’improvviso
una fogliolina tenera e verdina
sbucava
nasceva
la sua antenna verso il cielo
tendeva
e l’aria non lo tormentava più
lo nutriva
e l’acqua non lo picchiava più
lo dissetava
e lui che era stato scomodo e sconfortato
aveva perso se stesso
la sua identità di seme
il suo corpo
la sua pelle
e anche il suo dolore
la terra lo cullava
e lo confortava
non era una vita comoda
il sole continuava a bruciare
la pioggia a picchiare
ma aveva un senso
e uno scopo
si poteva sopportare
a volte anche con un sorriso
pregustandosi le gioie
che ormai sapeva
sarebbero venute poi.

Ridi di te e del mondo, fai al tuo prossimo ciò che vorresti facesse a te.

Bambini miei,
le cose importanti sono poche.
La certezza che siete amati.
La fiducia nel vostro valore, nella vostra dignità.
Eppoi la capacità di vedere il mondo con uno sguardo distaccato,
Che si rende conto che ciò che ci sembra fondamentale è solo una caccola dell’universo,
Che non siamo nulla e di noi non resta nulla, perché angosciarci?

Poi come comportarsi?

Una regola base secondo me non è quella di non fare ciò che non vorresti fosse fatto a te, ma di FARE quello che desideri gli altri facciano per te.
Desideri essere amato? AMA TU PER PRIMO!
Generosamente, senza aspettative o recriminazioni.
Desideri essere visto? Guarda gli altri e lodali apertamente, dì loro quello che di vero e buono pensi, senza pudore, senza paura.
Vuoi essere trattato con rispetto e gentilezza? Muoviti nel mondo con grazia e leggerezza, fai sempre il primo passo, l’orgoglio è terribile lo so… Ma non paga!
Se vedi qualcuno che ha bisogno di aiuto,muoviti e aiuta.
Se puoi fare anche un piccolo gesto affettuoso per questo pianeta o la sua gente, non ti risparmiare e fallo.

Eppoi ridi di gusto e spesso. Ridi di te stesso, delle barzellette sconce, delle freddure di vostro nonno, ridi per simpatia, ridi a tavola o leggendo, in compagnia o da solo, divertiti a vivere… Ne vale la pena!

Vi amo infinitamente, vi auguro la vera felicità e una profonda serenità.
Benedico voi e il vostro sonno.
Tutto il mio bene, il mio corpo e la mia anima vegliano su di voi.
Baci e sogni d’oro a.

home sweet home – uno spettacolo da vedere sulla violenza domestica

Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita
(il 31,9% della classe di età considerata).

fonte ISTAT 2006 trovato su donnapratica.com

UNA SU TRE. ALMENO una volta nella vita.

comincia così uno spettacolo bello.
recitato benissimo (sono difficile nei miei gusti teatrali, non sopporto i dilettanti)
con scenografia, musica e video che non ti permettono di allontanarti dalla scena.
neanche se lo vuoi.

HOME SWEET HOME

Teatro Leonardo – via Ampère, 10
dal 21 Aprile al 9 Maggio 2010
durata 1’20″

Autore: Valeria Cavalli, Claudio Intropido
Regia: Valeria Cavalli, Claudio Intropido
Scenografia: Claudio Intropido
Costumi: Lara Friio
Musiche: Gipo Gurrado
Disegno luci: Claudio Intropido
Attori: Giulia Bacchetta – Andrea Robbiano

l’ho visto sabato. con mia nonna di 88 anni.
in un teatro non esattamente giovanissimo
(benedetti i biglietti gratuiti del comune di milano!)

violenza quotidiana, borghese, per bene.
violenza taciuta, accettata, trascurata.
violenza meritata?
ecco. non si può evitare.
perché il nostro dna storico non solo la accetta, la promuove.
le donne si scusano perché credono sia colpa loro.
quando raggiungono il limite provano a denunciare.
poi si pentono.
NESSUNO ne parla. nelle notizie solo gli stranieri nei parchi bui.
UNA su tre. ALMENO una volta. in casa propria.
da persone conosciute. dal proprio compagno.
denigrate, picchiate, umiliate.
esempio per i figli.
maschi e femmine.
è così che si comportano dei modelli.
fanno vedere come si fa.
è così che si deve diventare.

facciamolo per i nostri bambini.
facciamolo per le donne che sono MORTE (eh sì. MUOIONO. tutti i giorni.)
muoviamoci. vediamola questa violenza.
parliamone. portiamo donne e uomini a teatro.
educhiamo al vero rispetto i nostri figli.
rifiutiamo la violenza in ogni sua forma, tutti i giorni.
confrontiamoci. occupiamoci la mente e la quotidianità.

credo che questa diventerà la mia causa.
ne parlerò con amici, conoscenti, vicini.
cominciamo da vicino.

UNA su TRE.

quante donne conoscete?

la pantera

Voglio che i miei bambini sentano cose belle.
Voglio la mia famiglia.
Voglio essere adulta.
Voglio potermi fidare.
Voglio lottare.
Voglio capire.
Voglio ascoltare.
Voglio essere grande.
Voglio mollare ciò che mi fa stare male.
Voglio stare bene.
Voglio svoltare.
Voglio impegnarmi.
Voglio essere me stessa, meravigliosa e terribile.
Voglio scegliere per me stessa.
Voglio chiarezza e trasparenza.
Voglio respirare profondamente prima di agire e parlare.
Voglio fatti e non parole.

Voglio essere una pantera.
Nera.

Primo giorno di vacanza

N. ha la varicella.
e a me viene da piangere.

per la scuola pubblica – non è ancora finita!

So che la sensazione è che ormai, dato che il decreto Gelmini è stato tramutato in legge, non ci sia più nulla da fare.
L’altra sera G. ha partecipato a una riunione dei genitori e insegnanti PRO SCUOLA PUBBLICA ed è emerso che in realtà mancano ancora i regolamenti attuativi, che poi sono quelli che andranno veramente a definire come sarà organizzata la scuola dopo la riforma. Questi regolamenti non sono stati ancora emanati perché gli stessi parlamentari sono divisi, perché la pressione dei genitori delle scuole ha un peso, perché pezzi grossi della politica – probabilmente per ragioni di consenso – non vogliono avallare provvedimenti impopolari. Uno per tutti è Formigoni, che ha dichiarato pubblicamente che il tempo pieno non si tocca.

Oggi ha molta importanza partecipare alla manifestazione delle scuole milanesi. Se qualcuno ha trovato giusto esserci la scorsa volta in largo la Foppa ha senso che venga anche oggi pomeriggio.

L’appuntamento è  in tre punti diversi della città.

Noi partiamo alle 14.30 da piazza Lima.

Venite anche voi?

P.S.qui c’è il link a rete scuole con più dettagli sulla manifestazione: http://www.retescuole.net/

ban29

una sera, al Bar Linetta

Ci sono sensazioni segrete, che non si possono dire.
Certe sere, in cui si sta seduti vicino a una stufa, intorno a un tavolo, si ciaccola, e poi si sta zitti. Si coccolano i bambini mentre si discute di politica o si spettegola. Eppoi c’è un istante, in cui ci si sorride, e si sta lì e si fanno pensieri dai contorni confusi, perchè il caldo, la stanchezza e una discreta quantità d’alcol rendono molli le gambe e anche le percezioni. Eppure si è lì, proprio lì. Senza pruriti, immersi nello stare bene, i pensieri lontani e quei sorrisi e quel caldo al cuore, che ci si vorrebbe toccare, e toccare gli altri per una conferma, perchè la sospensione è un momento, e c’è anche una specie di leggerezza e un briciolo di incredulità nel sentire così forte e così chiaro anche se indefinito, come uno spiffero di felicità.

video del presidio di L.go La Foppa

beh, ho una testimoniannza: io c’ero!

http://www.c6.tv/component/library?task=view&id=1977

E’ semplice smontare una scuola che funziona di Clotilde Pontecorvo

Ringrazio Shalom che mi ha chiesto un contributo sulla famigerata riforma di settembre del Ministro Maria Stella Gelmini, la quale colpisce e ferisce la funzionalità della scuola primaria, che è, insieme alla scuola dell’infanzia, uno dei migliori segmenti del nostro sistema scolastico, con molte punte di eccellenza, tanto che gli allievi italiani di quarta primaria risultano i migliori in Europa, secondo i più recenti studi comparativi internazionali. Ma non sembra affatto che la motivazione del Ministro sia stata quella di migliorare la scuola primaria. Gli interventi sono motivati essenzialmente da ragioni finanziarie: togliendo ad una buona scuola, che è quella che pone le basi cognitive, emotive e sociali della partecipazione attiva e consapevole alla vita associata, le risorse umane e organizzative che le consentono di bene operare.
Leggendo le due paginette del Decreto n.137 con cui il Ministro scombussola l’attuale funzionamento della scuola primaria, con un metodo del tutto autocratico, senza porsi alcun problema di consultazione di associazioni professionali o di possibili esperti, si resta a dir poco sconcertati, senza che ci sia alcun riferimento a presunte difficoltà o disagi e senza nessun argomento educativo. Il riferimento è solo alla finanziaria, come se la scuola assorbisse una grande parte del PIL (che, di fatto, era del 3% nel 1997 ed è diventato del 2,8 nel 2007). L’analisi che ne ha fatto Berselli nell’Espresso del 25 scorso è azzeccata: nei provvedimenti della Gelmini c’è l’idea berlusconiana che i problemi complessi si affrontano con delle operazioni di grande semplificazione, con in più la patina del “ritorno al buon tempo antico”, che alletta molto il buon senso dei reazionari. Il ritorno all’ordine e alle buone maniere sarebbe garantito dal recupero del grembiule, che in alcune scuole peraltro non è mai stato lasciato come scelta della comunità scolastica, ma che come ha scritto giustamente il grande ex-maestro Mario Lodi (sull’Unità del 28 agosto) il grembiule può anche far pensare che i bambini di una certa classe siano tutti eguali, mentre sono tutti e sempre molto diversi. Ed è di questa diversità che la scuola si deve fare carico e che è senza dubbio uno dei punti di forza della nostra attuale scuola primaria: la quale è una scuola accogliente, che ha consentito una buona integrazione degli allievi disabili, con la presenza dell’insegnante di sostegno e la riduzione del numero degli alunni per classe laddove è presente un allievo portatore di una disabilità certificata. Ma il problema nuovo, di cui il Ministro Gelmini sembra del tutto inconsapevole, è il grande numero di studenti di lingua e di cultura diversa da quella italiana che sono oggi presenti nella scuola, in particolare nella scuola di base. E che soprattutto nella scuola dell’infanzia prima e poi nella scuola primaria, possono trovare lo spazio comunicativo e il tempo per poter padroneggiare la nostra lingua e la nostra cultura, in cui la presenza di più figure di insegnanti è fondamentale per consentire un dialogo ravvicinato.
Dal punto di vista del metodo, colpisce il fatto che si sia voluto introdurre con Decreto Legge delle “disposizioni urgenti” in materia di istruzione, per impedire qualsiasi possibilità di dibattito parlamentare, mascherandolo nell’incipit con la “straordinaria necessità di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali” come se non esistesse fin dal 1960 l’insegnamento dell’educazione civica in tutto il sistema scolastico, che semmai poteva essere solo richiamato in forma diversa. A ciò si aggiunge la ripresa del voto di condotta, come strumento di repressione di comportamenti inadeguati.
La distanza dell’attuale Ministro da qualsiasi problematica formativa è dimostrata da questa ingenuità, che trascura del tutto il ruolo della relazione educativa come mezzo essenziale per la costruzione della personalità sociale e civile dello studente.
Sembra che il nostro attuale Ministro sia del tutto insensibile a qualsiasi elaborazione culturale di tipo educativo: non solo non ha forse mai letto “Poema pedagogico” di Makarenko, ma nemmeno “Democrazia e educazione” di John Dewey, e ignora completamente i contributi di Mario Lodi, Bruno Ciari, Don Milani o Maria Luisa Bigiaretti, o del più recente “Mestiere di maestro” di Marco Rossi Doria e dell’esperienza dei “maestri di strada” e del progetto Chance di Napoli.
Per non dire poi della reintroduzione del voto in decimi, come “certificazione delle competenze”, che è invece una pura illusione numerica, perché, come ha scritto Benedetto Vertecchi, le valutazioni si possono esprimere in tanti modi (aggettivi, lettere, o sequenze di numeri diversi) ma corrispondono comunque sempre a un giudizio comparativo, e non hanno nulla a che fare con una misurazione quantitativa precisa. L’espressione decimale dà un’illusione di precisione, ma forse serve a rassicurare genitori e nonni che si ritorna alla loro “vecchia” scuola. Di fatto il giudizio degli insegnanti corrisponde a una possibile graduatoria che colloca i singoli allievi in rapporto agli altri. E questo spiega anche l’impossibilità di confrontare seriamente voti assegnati da insegnanti diversi, in particolare se collocati in contesti educativi diversi. La reintroduzione dei decimi serve a far credere che si stia effettivamente misurando qualcosa di molto preciso (negando tutta la riflessione docimologica). La cosa ancora più grave è che non si passa alla classe successiva (nella scuola primaria e media) se si ha una insufficienza anche in una sola disciplina. E siccome non ci sono esami di riparazione nella scuola dai 6 ai14 anni, l’unica soluzione (si fa per dire) è quella della bocciatura. Una possibilità non troppo peregrina, proprio per i diversi, per i bambini e ragazzi, che vengono da famiglie culturalmente svantaggiate, in particolare per quelli provenienti da altre culture linguistiche: che magari, se indiani o cinesi, sono brillanti in matematica, ma possono avere temporanee difficoltà nell’italiano scritto. E si capisce che il “giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall’alunno” (che è pure citato nel Decreto n.137, art.3, comma1) è pura retorica rispetto al dettato dello stesso art.3, al comma 3.
Verrebbe la voglia di consigliare al Ministro di leggere la “Lettera ad una professoressa” di Don Lorenzo Milani, per capire come può essere una scuola che promuove, cioè che fa crescere le persone entro un contesto culturale definito dalla tradizione storico-letteraria, artistico-musicale e scientifica e dalle prospettive tecnologiche più attuali.
L’aspetto del Decreto Gelmini che ha più colpito l’opinione pubblica è quella della drastica riduzione dell’orario della scuola primaria a ventiquattro ore settimanali, con relativo “maestro unico” (nei media, declinato al maschile, non considerando che i maschi sono solo il 5% degli insegnanti). Si ritorna al docente tuttologo, che la legge del 1985 avevo reso plurimo e specializzato. Qui posso riportare la mia testimonianza diretta, di chi ha fatto parte della Commissione Fassino di allora, numerosa e composita, con pedagogisti, psicologi, ma con molti esperti disciplinari (matematici, linguisti, storici, esperti di lingue straniere, di arte, di musica e movimento). Lo scopo primario unificante era, in primo luogo, per noi quello di dare una nuova base culturale alla scuola primaria che, ancora nel 1982, era rimasta alla definizione fascista del 1928: “il fondamento e il coronamento dell’istruzione elementare è la religione cristiana nella forma della tradizione cattolica”. Il secondo scopo è stato quello di realizzare un sostanziale allargamento dell’alfabetizzazione culturale, offerta al livello primario. Una motivazione profonda era quello di creare un maggior nesso di continuità tra la scuola primaria e la scuola media, dopo l’istituzione della scuola media unica, anche perché ancora più del 10% degli allievi venivano bocciati in prima media. Lo sforzo collettivo dei commissari è stato quello di offrire una più ampia gamma di sollecitazione culturale a tutti i bambini e le bambine della scuola primaria, non solo introducendo nel curricoli nuovi ambiti disciplinari, quali l’immagine e l’espressione, la musica e il movimento, la lingua straniera, ma anche e soprattutto, per allungare i tempi della scuola per tutti, prevedendo tre insegnanti su due classi, ma anche limitandone il numero quando la scuola aveva dimensioni ridotte. La presenza di più insegnanti è stata determinata dall’esigenza di avere insegnanti meglio specializzati in uno o più ambiti disciplinari, che solo in minima misura hanno poche ore di compresenza in una stessa classe, per consentire la realizzazione di lavori di gruppo o il rapporto individualizzato tra una docente e uno o due allievi. Come ci hanno fatto capire le insegnanti in questo periodo, in articoli, interviste, incontri pubblici, lo scambio tra le docenti in riferimento a un singolo allievo, soprattutto se problematico per qualche aspetto educativo (sociale emotivo o cognitivo), è di grande aiuto per gli adulti ma anche per i bambini, che non solo possono riuscire in un ambito meglio che in un altro, ma che soprattutto riescono a stabilire una relazione educativa con una docente meglio che con un’altra.
Questo è un valore e una grande ricchezza dell’attuale scuola primaria, che può porre le basi solide per lo sviluppo successivo, sociale e accademico, di tutti i bambini e le bambine, il cui destino si gioca proprio nei primi anni di scuola, in termini sia di capacità sia di motivazione, in quella fase, che include anche la scuola dell’infanzia, in cui serve una particolare attenzione per lo sviluppo dell’autonomia e della libertà di pensiero.
Clotilde Pontecorvo
Professore di Psicologia dell’Educazione, Università di Roma

difficile scrivere

bambini svegli nel mio letto,
fuori una notte stellata a milano
e la balera che suona
scrivere non è facile
per niente
eppure
eppure è così bello che vale la pena di dirlo
sono così spesso catastrofica
che quando sto bene
mi vien voglia di gridarlo
domani mi aspetta l’acquatica
se il tempo non è brutto
e il meteo è vago
eppoi correre da G.
e scrivere in treno
con un po’ più di pace
senza una manina che pizzica le chiappe
ma che è così carina
che spengo la luce
e il pc
e me la strapazzo un po’
‘notte a.

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