ultima pagina. cazzo è finito. e non è successo niente. niente di niente. adoro leggere. mi piacciono le storie. ne godo in maniera esperienziale. la profondità mi seduce, ma lo ammetto è troppo faticosa. e così nuoto veloce in superficie, con l’ansia evidente di sapere come va a finire. mentre leggo mi rimane il sapore, la qualità della scrittura come del cibo, la sensazione di sazietà e colori, come se una storia avesse un suo spettro, non unico, ma speciale, in connessione con il mio momento esitenziale. così “la solitudine dei numeri primi” è verde spento e pelle trasparente, torino che non conosco e dove vorrei andare. solitudine. il rumore del cristallo che si infrange e lo slow motion dei pezzi che esplodono. questo mi ha lasciato. e un freddo interno e vuoto. e quella strana voglia adolescenziale, come un appetito, che sai che non ti devi fare troppe speranze, perchè non vorresti farti troppo male. parole piane, che però tagliano come la carta. non è un libro bellissimo. neanche piacevole direi. l decrizioni dell’inizio fanno una promessa. eppoi. poi si comportano come un adulto, senza troppo fascino. e ti lasciano lì. senza sorprese. come la vita.

Il mio libraio di fiducia mi aveva detto che era molto particolare… sono parecchio curioso di iniziarlo e spero di non rimanerne deluso.
N.B. il titolo –anche semplicemente preso da solo– è veramente GENIALE, no?
il titolo è molto bello, ma se si hanno delle aspettative alte è facile rimanere delusi.
comunque vale la pena provare…