nella mia casa c’è il vento delle ventole, e le tende e la coperta sul divano svolazzano a ritmo,
non ci sono condizionatori, perchè quell’aria mi uccide, e perchè raffreddano dentro e riscaldano fuori e ci sembra iniquo. nella mia casa c’è casino, ma quasi sempre una luce con un senso, dalla finestra si vede la strada e la puzza di milano. nella mia casa c’è una perla rara, uno scorcio prezioso, uno sfogo inaspettato, un giardino pensile da vedere su pochi, goduriosi metri quadri di terrazzino. un bagno solo, senza finestre, ma con l’unica ventola che funzioni, che io abbia incontrato. gli armadi corrispondono allo stato del mio cervello e delle mie viscere, quasi sempre regna il delirio, ogni tanto metto ordine, ma poi è troppo faticoso mantenerlo, così tutto, lentamente, torna come prima, come se quel caos, quel caso, fossero la struttura originaria, cui elasticamente ritorna il tutto.
la mia casa è piccola e bella. e non è mia. io non possiedo altro che un vecchio motorino. ma me ne frego. abito queste stanze e mi sento libera di scrivere sui muri, se voglio. la mia casa ha una struttura sana, come il mio corpo, ma l’ho lasciata un po’ andare. ci sarebbe bisogno di riimbiancare e di fare spazio, per poter respirare. spesso dico che vorrei cambiarla, con il desiderio recondito i lasciar qui tutte la mie cose, e ricominciare da zero. perchè sono davvero poche le cose che mi porterei dietro, ma non riuscirei a cancellare il mio passato. così qui potrebbero stare, ad aspettare. ho appena superato il lutto per la morte del nostro primo divano blu. un divano-mito, purtroppo con le molle sfondate e non sfoderabile. l’ho lasciato in transizione alla P. ora sono pronta a salutarlo, 6 mesi fa sarebbe stato troppo doloroso. nello stesso modo, faccio i sacchi con i vestiti che qualcuno potrebbe ancora usare. ma ci metto dei mesi per portarli fuori. ho bisogno di tempo. e di spazio. e di fermarmi. e godermi questa luce soffusa, e questa brezza da ventola, che sembra una coccola.
bello. intimo, ma non intimistico