io e te,
ci siamo frequentati tanto,
nelle altre vite.
combattuto insieme.
galoppato fianco a fianco.
io e te,
alleati.
ci siamo divertiti.
amati.
combattuti.
molte e molte vite,
insieme.
ogni volta che ti vedo,
vorrei venir via con te.
vorrei che fosse semplice.
com’era prima.
ora sei qui.
per starmi vicino.
per aiutarmi a crescere.
io cerco il distacco.
cerco di controllare la mia fame.
cerco di osservare.
ma vorrei solo stare lì.
seduta vicina.
non ho neanche bisogno di parlare.
ha così bisogno del possesso
una mia parte.
eppoi mi sei simpatico.
sei forte.
e bello.
sei mio.
nei miei pensieri.
mi appartieni.
mi assomigli.
eppur diverso.
sei perfetto,
in tutta la tua imperfezione.
anche tu devi crescere.
anche tu godi della mia compagnia.
è la reciprocità.
è lieve e impalpabile.
è così.
nel momento presente.
è così.
ti amo.
e tu lo sai.
Sorella del mio cuore
Pubblicato 20 01 2012 amarsi , amiche , buone intenzioni , donne , imparare Lascia un commentoEtichette: amore, distanza, fotografie, lavanda, lettera, tradimento
Mi frulla in testa da mesi di scriverti
una lettera vera, in bella calligrafia.
Su una carta ruvida e giallina,
qualcosa da trovare nella casella postale,
fra le bollette e le contabili delle banche.
Una lettera d’amore.
Perchè anche se disperato,
sbagliato e tradito,
l’amore c’è stato.
E non riesco ancora a lasciare andare completamente.
Ancora ti penso. Spesso.
Anche se l’attaccamento s’è sbiadito,
ci sono gesti e cose che mi riportano a te.
A te soltanto.
E mi chiedo se sei felice,
principalmente.
E vorrei che lo fossi,
dolorosamente.
Che si evolvesse qualcosa,
che ci fosse lo scarto…
Ma per te o per me?
Sorrido.
Tutto quello che si dice agli altri,
in realtà si riflette in noi triplicato.
Bisogna sempre lodare e augurare il bene,
è banale, ma si avvera.
Non voglio parlarti di me.
Eppure senza di te presente,
come faccio a saper di te?
Lo so e lo sento.
So che va meglio, ma non bene.
So che a volte va malissimo.
Come delle fitte…
So che c’è del buono, da non buttar via.
So che ce la farai.
Con i tuoi tempi e con il tuo ritmo…
So che devo rispettare la distanza.
Sorridere da lontano,
occuparmi dei casini miei…
Non lo so quanto vale.
So che sono sincera.
So che non so che effetto ti faccia.
Ma sono solo parole.
Buttale se vuoi.
Stanno benissimo in un cassetto,
con un sacchettino di lavanda
e le fotografie.

Quando apro gli occhi
Pubblicato 2 01 2012 buone intenzioni , leggerezza , poesia Lascia un commentoEtichette: Impressioni, prima di dormire
Vedo una curva sinuosa
Un punto di domanda sdraiato
Su cui ci sono i miei libri
I quaderni
Una chitarra promessa di lezioni
Ali finte da angelo caduto a China town
Una coppa del mondo di calcetto
Faretti
Bacchette magiche
Lucido da scarpe
Ci sono appesi i miei sogni
Strusciati i miei sguardi spenti
Fluiti in quel movimento
I miei pensieri
Quando apro gli occhi
Vedo un muro
Guscio d’uovo
Un servo muto
Carico e sbilenco
Una scarpiera che apro raramente
E un angolo di scrivania
Indice dell’ordine mentale
Delirio più totale.
sottile e altissima
Pubblicato 27 12 2011 amarsi , buone intenzioni , leggerezza , poesia Lascia un commentoEtichette: sottile
accade a volte
che la vibrazione salga
e mi trovi sospesa
nell’etere rarefatto.
allora un sorriso
impertinente si affaccia
e uno strano calore
nel ventre.
son tormenti.
e danze
tribali
e canti
e voci
e falò
sono magie
notturne
e bagliori.
sono imprendibili
impalpabili
sensazioni.
è qualcosa
che accade
a volte
e io ci danzo insieme
inebriata e fiera
gioiosa
sono io
a volte.
il blu della fiamma.
l’inneffabile.
vibrante volo.
altissimo.
verticale.
ho voglia di essere
Pubblicato 12 12 2011 amarsi , buone intenzioni 1 CommentoEtichette: affetto, candele, voglia
ho voglia di essere nelle parole
sul divano
con mani fra i capelli
i capelli miei
le mani altrui
ho voglia di piangere
di dire
di essere ascoltata, vista, amata.
ho voglia di essere felice
di essere leggera
agile
svelta
di correre veloce
con le gambe lunghe
ho voglia di sorridere
di sentire i miei piedi caldi
la mia pelle morbida
ho voglia di cantare
di commuovermi
di sentirmi abbracciare
con affetto
con amore
ho voglia di sentire fuori
quello che ancora non ho dentro
ho voglia.
voglia di piumino.
materasso.
massaggi.
olio.
candele.

(ho voglie banali.)
amami (una poesia brutta)
Pubblicato 12 12 2011 amarsi , buone intenzioni , Juno Lascia un commentoEtichette: amore, Poesia
amami
come non mi hai mai amata
amami
per quello che sono
perché respiro
perché sono io
amami
di nuovo
e ancora
e ancora
fai che il mio respiro
sia il tuo
fai che io sia
nei tuoi occhi
nel tuo battito cardiaco
nelle tue sinapsi
nel flusso del tuo sangue
nello spazio vuoto fra il nucleo e la cellula
fondimi con te
io sono te.
tu sei me.
e non c’è altro.
siamo insieme.
La svolta
Pubblicato 1 12 2011 imparare , leggerezza , pensiero , riflessioni 1 CommentoEtichette: cambiamento, luna, meditazione, Poesia
Con un piccolo saltello
Mi libro in volo
Senza sforzo
Sorridendo.
Eppoi osservo
La mia piccola identità
Il mio piccolo mondo
Sorridendo
Eppoi mi innalzo altissima
Tanto che l’aria si fa rara
E le stelle vicine
Balzo sulla luna
Sorridendo
Poi mi siedo
Chiudo gli occhi
E faccio silenzio
E il respiro si fa lento
Sorridendo
E quando si è compiuto
Qualcosa che non ha parole
Qualcosa che è filato di una sostanza
Magica e impalpabile
Apro gli occhi e
Con infantile stupore
Mi sorprendo.
Per me andare in fiera non è solo un lavoro.
Io in fiera ci sono nata.
Ad Hannover. Per puro caso.
Eppoi è stato il mio primo lavoro.
Invece di andare in gita in terza liceo, a diciott’anni, sono andata per la prima (e ultima)volta nella mia città natale a fare la hostess.
Eppoi con G. il mio primo viaggio d’amore fu a Francoforte. A visitare una fiera che poi avremmo fatto tante volte insieme.
Seppi che ero incinta di Pietro in un bagno della Smau del 98.
Mi ricordo perfettamente quel bagno.
E come mi sentivo quel giorno.
E quasi tutti gli anni da allora ho partecipato ad almeno una fiera.
Tante per la mia azienda, ma tante anche per l’azienda di G.
La fiera è un nonluogo. Un luogo sospeso. Pieno di gente che converge lì per un interesse comune.
La fiera è un mercato. Dove avvengono gli scambi.
La fiera è un posto civile. Dove ci si veste col vestito buono.
Dove ci si presenta. Si cerca un contatto.
Andare in fiera è faticoso, ti impegna.
Devi stare in piedi (nello stand è vietato sedersi…).
Non ci avevo mai pensato.
Ma mi piace andare in fiera.
Seva Mob: un azione gentile e gratuita 11.11.11
Pubblicato 28 10 2011 buone intenzioni , favole , filosofia , imparare , leggerezza , mamma , pensiero , politica , pubblicità , web , web 2.0 1 CommentoEtichette: 11.11.11., seva, seva mob
ho un progetto.
un’idea ambiziosa.
mi aiutate?
l’11.11.11
voglio innescare un’onda anomala di gentilezza.
voglio ispirare pensieri grandi e generosi.
vi unite a me?
l’idea è semplice e banale.
FARE UN’AZIONE GENTILE.
per qualcuno a cui volete bene.
per qualcuno che non conoscete.
chiamando vostra madre o vostra nonna o vostra zia
(sì, proprio quella che vi dice sempre che non la chiamate mai)
e dicendole che le volete bene. ascoltandola.
lasciando un caffè pagato per uno sconosciuto.
dando 100 euro all’uomo che vi infastidisce ogni mattina al semaforo.
dicendo di questa iniziativa a tutti…
o a nessuno e custodendo il segreto.
in questo caso, chi non passerà parola non romperà nessuna catena, non subirà alcuna sfiga.
ma se invece si farà strumento di quest’iniziativa areligiosa, apartitica, fuori dal business:
sarà ripagato in potenza.
provate prima.
date 10 minuti del vostro tempo e fate seva.
poi sorridete e mettetevi in ascolto.
raccontatemi se è successo qualcosa, o nulla…
(a me torna sempre moooolto più di quello che do.)
le persone speciali faranno cose speciali,
basta che facciate tutto il vostro meglio:
se il vostro meglio è dare 10 euro ad amnesty,
raccontare di questa cosa,
donare 10 milioni di euro,
cambiare il mondo,
fare un film,
salvare una vita,
abbracciare vostro figlio, amore, madre o padre e dir loro che gli volete bene,
offrire il pranzo a qualcuno che detestate,
andare a trovare qualcuno in ospedale,
rispondere al telefono con un sorriso,
regalare abbracci per strada,
trovare idee moooolto più originali di questa…
FATELO.
fatelo oggi, fatelo tutti i giorni,
ma mi raccomando:
FATELO L’11.11.11
ci saranno iniziative come questa in tutto il mondo.
il 2012 comincia quel giorno.
il 2012 non finirà il mondo.
ci sarà un innalzamento della coscienza collettiva.
un po’ come tra il medioevo e il rinascimento.
accadranno delle trasformazioni profonde.
ma si vedranno complessivamente solo dopo.
lo racconteranno gli storici.
ma noi possiamo agirlo questo cambiamento.
con un gesto banale e gratuito di gentilezza.
chiunque si può appropriare dell’idea.
fatela vostra.
usatela per il vostro business.
usate i vostri soldi e il vostro tempo,
per promuovere un’iniziativa,
che vi stuzzica il velupendolo,
che vi fa fare un salto mortale laterale,
che vi fa essere la persona che avreste sempre voluto.
anche solo per un minuto.
per un istante.
siate grandi.
folli.
visionari.
siate voi stessi.
raccontate qui sotto con video, parole o silenzio
la vostra partecipazione.
se ci sarà anche solo un commento,
il mio progetto avrà avuto successo!!!
grazie del vostro tempo.
un abbraccio a.
*Seva:
Seva è un termine di origine sanscrita per indicare il servizio disinteressato, ovvero svolto senza aspettativa di risultato o ricompensa per la persona che lo svolge.
Seva vuol dire mettere il 100% in quello che si fa. come se ne andasse della propria vita. e a non aspettarsi niente in cambio. nè riconoscimento. nè attenzione al risultato. tutta l’attenzione va messa nell’azione.
Agire così mi ha cambiato la vita.
basta pochissimo.
basta farlo una volta.
molti lo chiamano volontariato.
ma non è necessariamente fatto per gli altri.
è fatto per se stessi.
l’azione perfetta.
si può tagliare una carota con l’atteggiamento relativo al seva.
pulire un pavimento. bendare dei lebbrosi.
l’importante non è il COSA. ma il COME.
Una splendida generazione
Pubblicato 10 10 2011 buone intenzioni , pensiero , politica , riflessioni 1 CommentoEtichette: bamboccioni, politica, trentenni
All’improvviso ho capito che sono estremamente fortunata.
Appartengo ad una generazione straordinaria.
Come tutti. Certo.
Eppure l’improvvisa consapevolezza ha fatto balzare di gioia il mio cuore nel petto.
Per anni sono stata convinta di appartenere ad una generazione di sfigati.
Gente che non avrebbe combinato nulla nella vita e nella società.
Come me, in effetti, nessuno di quelli che conosco ha poi già fatto cose particolari o straordinarie.
Ma.
Ciascuna generazione è diversa…
Noi non abbiamo compiuto il nostro destino a vent’anni.
Non eravamo pronti.
Nati da genitori che non hanno fatto la guerra neanche da bambini,
siamo stati amati e seguiti senza misura.
Abbiamo ricevuto un’educazione.
Siamo stati l’espressione delle aspettative dei nostri genitori.
Pochissimi hanno vissuto una crisi generazionale.
Per lo più i nostri ci hanno amorevolmente accompagnato nella crescita.
Così non abbiamo mai davvero sperimentato la ribellione.
E per certi versi la liberazione dagli schemi dei nostri genitori.
Che sia simbolicamente che praticamente, siedono ancora saldi e pasciuti sul loro piccolo trono.
E noi?
Noi, spesso, non sempre, non abbiamo un lavoro se non precario.
Spesso viviamo ancora in casa con loro.
E siamo ancora in definitiva dipendenti.
E i nostri genitori si lamentano, ma solo un poco, di questa dipenendenza.
Si rendono conto che l’unica alternativa sarebbe prenderci un nostro posto
nel mondo con la forza. E poiché il posto apparterrebbe prevalentemente
a loro, sono anche solo inconsciamente, abbastanza contrari a questa ipotesi.
E quindi ci aiutano. Magari giudicandoci, borbottando.
Ma con un piacere sottile nel sapersi indispensabili, utili, un poco potenti.
Eppure.
Facendo così…
Ci siamo resi conto che molto spesso noi la loro seggiolina non la vogliamo mica.
Noi non vogliamo sacrificare la nostra esistenza per un mutuo e un ombrellone a Viareggio.
Certo che vogliamo la casa. A volte anche l’ombrellone.
Ma non in cambio di TUTTA la nostra vita. Di TUTTO il nostro tempo.
Noi coi nostri figli ci vogliamo passare almeno una parte della giornata.
E per i nostri figli non siamo poi davvero disponibili al scarificio assoluto e poi recriminatorio.
Noi abbiamo delle aspettative riguardo alla felicità. Ci interessa, vogliamo stare bene.
Inseguiamo questo benessere.
Non vi sembra una cosa nuova?
Molti miei amici non hanno mestieri tradizionali.
Pur venendo dalla borghesia cittadina,
non hanno sicuramente (quasi nessuno) uno stipendio paragonabile a quello dei loro genitori.
Ma, accidenti, sono persone interessanti. Sensibili. Capaci di amare.
Alla ricerca.
Per ora non ci siamo ancora presi delle responsabilità sociali.
Ma stiamo arrivando. Vedrete.
Troveremo un modo nuovo.
Le cose lentamente cambieranno.
E cambieranno grazie ad un livello superiore di consapevolezza.
Noi saremo gli agenti di questo cambiamento.
Coi nostri tempi. Certo. Ma vedrete che lasceremo ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo trovato noi.
Ecco il nome di uno nato nel mio stesso anno:
Roberto Saviano.
Conoscenza. Condivisione. Impegno.
Ogni volta che vedo una sua foto lo ringrazio mentalmente perché immola la sua esistenza perché le cose cambino.
Quindi. Ragazzi…
Si tratta solo di accettare che abbiamo dei tempi diversi. Non abbattarci
chè ci muoviamo su piani inesplorati.
Abbiamo tutti gli strumenti per i compiti che siamo chiamati a svolgere.
Siamo preparati.
Saremo maledettamente bravi.
E ci stupiremo di quanto sarà facile e bello.
Quanto ci appartiene e ci gratifica la responsabilità.
Vedrete.
Fra pochi anni ci descriveranno come un generazione d’oro.
Come i partigiani. Come coloro che fecero l’unità di Italia.
Il rinascimento prima di loro.
Siamo gente straordinaria.
Credo che pochi di questi si rendessero conto della portata delle idee nuove e rivoluzionarie che stavano sbocciando e cambiando le strutture della tradizione.
Ecco per un’istante io ho visto tutto questo.
E vi assicuro, mi è piaciuto.


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