è passato un anno.
e ieri non ho avuto nemmeno il tempo di celebrarlo un pochino.
al padre gli auguri li ho fatti per tempo, al mio blog un po’ in ritardo.
tutto è cominciato così.
è stato un bel viaggio!

questa è roba mia
è passato un anno.
e ieri non ho avuto nemmeno il tempo di celebrarlo un pochino.
al padre gli auguri li ho fatti per tempo, al mio blog un po’ in ritardo.
tutto è cominciato così.
è stato un bel viaggio!

Le parole sono i miei giocattoli preferiti, amo parlare, scrivere, leggere, la radio e il cinema. Amo le storie, di cui sono i mattoncini indispensabili. Amo le parole perché delimitano e definiscono, eppure sono spesse e permettono uno stratificarsi di significati nel tempo. Amo le etimologie e la linguistica, mi piace l’idea che ci possa essere un passaggio dalla mia testastomacocuore a quella di qualcun altro tramite questo veicolo magico.
le parole che amo di più sono:
(ah, non c’è niente di scientifico in quello che dico… significano questo magari solo per me…)
simpatia: dal greco sun (con) patia (sensazione_provata;affezione;dolore/malattia;passione) - vuol dire provare le stesse cose… in latino com_passione - provare le stesse passioni, condividere pensieri e dolori e percepirli con la stessa intensità
in effetti sono poche le persone che mi sono simpatiche…
comprendere: dal latino cum + prendo - vuol dire prendo con me, abbraccio, avvolgo e inglobo, per me la conoscenza è un processo digestivo, qualcosa che passa dentro di noi e si installa nelle nostre cellule e viene continuamente commutata dall’esperienza. comprendere una persona implica lo stesso processo di accettazione e rielaborazione personale vuol dire che la capiamo la facciamo nostra (non vuol dire solo capire, vuol dire condividere)
queste due parole per me definiscono l’amore che si può provare e in generale il grado di rapporto fra le persone… io amo queste parole perchè sono il mio metro per relazionarmi con gli altri perchè sono la traduzione della mia idea di rapporto.
Ma poi ci sono le parole che ti accompagnano e invadono i tuoi discorsi per un periodo della vita, da ragazzina per esempio: pesante, sbattimento, (un sacco di parolacce liberatorie), ultimamente: non so come dire, nella mia vacanza postmaturità negli Usa non facevo che ripetere pregnant (ovviamente anche in inglese vuol dire pregnante pur mantenendo come primo significato INCINTA!), dopo tre mesi abbiamo pensato di fare P…, ricordo con piacere il segreto svelato il primo ginnasio nell’ybris, il potere sovversivo e tracotante di quel significato. In questo periodo mi sta accompagnando bizzarro, è una parola simpatica, leggera, vagamente desueta, una parola che per me definisce l’altro da me, l’inaspettato, ma con grazia, ciò che non scorre sui binari ma fa salti paralleli, fuori dalle regole e la norma. Non lo so, ma mi sembra mi faccia compagnia.
Mi piacerebbe raccogliere parole e significati specifici, gerghi familiari (che sono così importanti per determinare la sensazione di appartenenza…)
una piccola lista, partendo da quelle di quando ero bambina:
prilusso e pirulissa organi genitali
brubru paragonabile all’onomatopeico barbaro; brutalone, privo d’educazione e sensibilità
culaccio donna o uomo inguardabile e non desiderabile
ormone signore poligamo che guida un calesse con un cappellaccio nero
inspiegabilmente sia io che mia sorella confondevamo il significato di brivido-incubo, insipido-tiepido.
Sono apprezzatissimi suggerimenti, integrazioni e inesplorate variazioni.

ieri mi si è rotto un dente
stamattina il cane (che ospitavo) si è svegliato alle 6.30 senza occhiali ho inciampato nella ciotola di fortuna del cane inondando la cucina e facendomi un pediluvio gelato
G. si è preso le mie chiavi
hanno svaligiato la casa dei miei suoceri durante il weekend
la figlia di N. ha la febbre e così mi manca la mia collega-amica
non funziona la posta elettronica in ufficio
mi viene da vomitare
alla fine è solo lunedì.
(in realtà la vita è bellissima, ma un po’ di mugugno sgrava il cuore, e rende più allegri!)

amo mia nonna, le devo moltissimo, e non so spesso come testimoniarglielo.
così ieri, in uno splendido pomeriggio primaverile, poggio la mano sulla sua gamba e le dico:
“nonnina, davvero non so come farei senza di te”
(con un accento tedesco che la caratterizza, dopo 60 anni che vive in Italia - e che adoro)
” anche di Kennedy dicevano ‘come faremo senza di lui’, eppoi ce l’hanno fatta benissimo lo stesso!”
da grande voglio pensarla come lei.

come quelli bravia, ma anche più belli!
per vederne anche altri
http://abduzeedo.com/stop-motion-inspiration
E’ stato bello. Mi sono divertita come una bambina a parlare con persone interessate e interessanti, che come dei trampolini permettevano un’interpretazione rinnovata ogni volta.
L’incontro è sempre fertile… e allora non si riesce a smontare, a fare finta che non sia mai accaduto e continuare come prima. Ci sono degli eventi fondanti, questa rappresentazione di noi credo lo sia stata. Una volta avvenuta non è cancellabile. Così resta, almeno ancora per due giorni, perché devono passare dei giornalisti, ma anche perché così si ha il tempo di pensare a cosa fare, cosa tenere, cosa bisogna necessariamente mettere da parte.
Per chi non c’è stato, per chi c’è passato e vorrebbe mostrarlo, per chi magari non ha potuto, ma potrebbe oggi o domani (per prendere un appuntamento - 02 83 233 65), un piccolo assaggio.
Se avete 6 minuti, ecco il video (gentilmente prodotto e messo in rete da Stefano Miano - che ringraziamo sentitamente), con i testi che accompagnavano il percorso della mostra:
Benvenuti alla De Vecchi. Questo è un sito antico della Mesopotamia. La Mesopotamia – letteralmente ‘terra tra i due fiumi’ – è il nome con cui noi e altri abitanti della zona chiamiamo l’area compresa tra il naviglio Grande e il naviglio Pavese. L’idea è che privati cittadini, realtà commerciali e produttive, aziende artisti e intellettuali – insomma tutti coloro che si fanno contagiare - promuovano un processo di rigenerazione urbana: un’azione che parte dal basso e che arriva a cambiare la fisionomia a una porzione di città.
E’ la prima volta che apriamo le porte della De Vecchi ai visitatori. Qui noi De Vecchi produciamo i nostri pezzi, ma qui anche li progettiamo, incontriamo amici e colleghi, designer; discutiamo, litighiamo… Insomma questo è il nostro luogo: abbiamo cercato, sullo sfondo del laboratorio così com’è, di mettere in scena ciò che generalmente è nascosto: le strade che portano ai prodotti finiti.
Per noi l’artigianalità, la manualità, il ‘fatto a mano’, non sono una dimensione mitica e romantica: sono la nostra quotidianità, la norma, anche asprezza e crudezza. Non ci piaceva rappresentare il nostro lavoro mostrando gli uomini, i ‘maestri’ che vengono qui ogni mattina a fare un lavoro serio e duro, a timbrare il cartellino, chiedendo loro di esibirsi per il piacere degli astanti. Così abbiamo accatastato cose inanimate ma piene di storia
Mio nonno non me lo ricordo bene perché è morto che ero ragazzino. Però è una figura mitica per me, come forse è normale per tutti i nipoti o per me le cose lontane nel tempo, che mischiano ricordi, racconti e affetti. So che il suo vero nome era Pierino, e lo era fino in fondo: volitivo, determinato e dispettoso. Tra le cose che ci ha lasciato ci sono questo mestiere di argentieri e questo candeliere T8, che lui fece nel 1947, per esporlo alla Triennale VIII. Col tempo abbiamo eletto questo oggetto a capostipite di un percorso di ricerca e di uno spirito che si è trasmesso da una generazione all’altra. Non male no?
I designer che hanno lavorato con noi ci hanno portato nuovi punti di vista, nuove idee. Potrei dire che li abbiamo messi in questa cassa da spedizione perché sono compagni del nostro percorso … Sarebbe una bella metafora! In realtà dovevamo solo costruire un mobile per contenerli.
Sottovetro è la nuova collezione di oggetti disegnata da Alessandra Baldereschi per De Vecchi.
Sotto vetro è dove spesso la gente relega l’argento, e così ce l’ha messo prima lei.
Sottovetro reinventa la relazione tra argento e vetro, mettendo all’interno ciò che generalmente sta all’esterno.
Sottovetro gioca con la trasparenza del vetro e la specularità dell’argento.
State entrando nel ‘tunnel della specularità’.
Specchio, argento riflettente, lingua degli specchi, anamorfosi, gestalt, fondo-figura, decorazione, variazione, ambiguità: specularità.
La specularità è una teoria, un metodo progettuale, un divertissement, una giustificazione cerebrale. Noi da anni cerchiamo di spiegare di cosa si tratta. Qui invece vorremmo farne fare l’esperienza, abbiamo finito le parole.
L’arte cinetica è fondamentale per capire i nostri argenti!
O forse no.
L’arte cinetica sono quegli oggetti appesi alle pareti, magari con un motorino che fa rumore o che fanno qualcosa solo se vengono toccati. Sono cose che mio padre Gabriele ha cominciato a fare alla fine degli anni Cinquanta insieme ai suoi amici del Gruppo T – Anceschi, Boriani, Colombo, Varisco – e con altri come Bruno Munari e che poi sono stati in tanti musei in giro per il mondo.
Gli argenti sono, in linea di massima, quelli che luccicano.
Anche in questa stanza rinunciamo a tentare spiegazioni e letture critiche: stanno lì, gli uni accanto agli altri
è stata una bella giornata. l’ho passata lavorando e incontrando un sacco delle persone a cui voglio bene, con cui intrattengo relazioni, che sono una bella parte della gioia della mia vita.
a tutti quelli che ieri sera hanno alzato i bicchieri (e mangiato l’ottima torta portata da Giulia) vorrei dire GRAZIE!
grazie dei fiori, dei regali, dei sorrisi, della pazienza, di aver attraversato milano nel traffico pazzesco, di aver visitato con me la De Vecchi sopportandomi mentre pontificavo.
volevo ringraziare il mio maritino per avermi concesso lo spazio per accogliere tante persone, tutte intorno ai tavoli. ieri sera ero felice. e lo sono anche oggi.
beh, l’avventura del Fuori Salone prosegue sia oggi che domani (domani ci sono dal primo pomeriggio…)
per chi non è ancora passato, ma anche per chi ha voglia di tornare,
vi aspetto!!!
La De Vecchi apre le porte del suo laboratorio, è un luogo dove si intreccia il fare artigiano, con strumenti molto vicini a quelli del secolo scorso, e il design più innovativo, arte cinetica, e metalli preziosi, teorie sulla percezione e oggetti interattivi. Questo luogo delle meraviglie segrete cerca un modo di raccontarsi, e lo fa in modo trasparente. onesto.
perchè non ci fate un salto e vi fate un’idea?
se vi va di fare un giro in un vero ipertesto:
http://www.gabrieledevecchi.it/
Dove: Via Lombardini, 20 Milano
Quando: 17-21 Aprile - h.10 - 19
(il fatto che lì ci sarò io e che quel luogo è legato alla mia famiglia, rende la cosa solo più interessante, vi aspetto!)
mi sono detta, è presto, non c’è niente in tv, sono stravolta, vado a dormire, leggo un po’ e poi dormo.
e invece c’era la cucina da fare, e sono passata davanti al computer e la tentazione di scrivere sul divano, in silenzio, con fuori la pioggia che scroscia mi ha attirata nella sua dimensione intimisticoromantica.
nella mia testolina frullano parecchie ideuzze e una lista molto consistente di cose che dovrei/vorrei fare.
ho in mente cambiamenti esistenziali, evoluzioni aziendali plurime, piccoli progetti da non buttare via con l’acqua sporca, associazioni di donne piene di virtù e casini, relazioni con figli preadolescenti bellissimi e furiosi, risvegli notturni costanti di frugoletti che sanno di buono (ed è ciò che li salva dall’abbandono in autostrada), amicizie vecchie e nuove che vanno coltivate, incontrate, parlate, pensate, un amore devastante e tormentato, che mi tiene viva ma mi strazia (e cosa voglio di più dalla vita?).
mazza se è difficile. eppure, è bello. e pieno di possibilità. certo, l’energia sembra sfuggire attraverso il colapasta. l’umore ha spesso sbalzi paurosi. io continuo a non sentirmi mai all’altezza, e mi sa che piano piano ho convinto anche le persone che mi stanno intorno con ‘sto mantra. non so cosa ci sia di così intensamente bello da non riuscire a definire.
sono quasi sicura che si tratta di una cosa piccola. una cosa che sta nel centro. che pulsa senza fretta. che è stabile e non mi molla. viva. sono viva. e dentro a me stessa. per degli istanti. mica sempre. ma ogni tanto, così senza che neanche riesca a capirne la causa, senza controllo, sono io. e me la godo. un po’ come adesso.
mi piace come la pensa l’ikea…
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