la coperta di G.

sono stata su un divano bianco,
in una casa bianca,
piena di luce.
dove c’è una donna, col corpo di ragazza,
che quando entro sorride e mi abbraccia.
dove c’è una nana cicciotta
che mangeresti di baci
e il marito-padre-migliore amico del mio grande amore.

quando stavo male e mi sembrava di soffocare,
prendevo la porta e arrivavo in fondo alla strada.
lì non stavo meglio, ma c’era qualcuno che apriva la porta e sorrideva.
mi sdraiavo sul divano e mani affettuose stendevan su di me una grande coperta
bianca e grigia, fatta a mano, lussuriosamente doppiata in cachmire.

non migliorava il mio stato,
ma tutto quel bianco mi consolava.
e il cibo buono preparato con generosità.
e lei che dice che aiutare gli altri la fa stare bene.
e la piccola I. che si concedeva alle coccole.
e sopravvivere son sopravvissuta…
finalmente va un pochino meglio.
anzi molto.
e son sicura che l’affetto di tutti è stato importante.
qui non voglio fare nessuna classifica.
solo un modo per per fermare il ricordo del calore di quella coperta.
l’abbraccio all’arrivo e ai saluti
ecco, la presenza di G. in questo periodo è stato prezioso.
volevo che lo sapesse…
così.

sotto il dolore

le medicine funzionano. ottima cosa, dopo quasi un mese.
il dolore è soffocato e sordo, non si sente quasi.
la mente nel panico, e ora?
cosa ne sarà di me ora?
ora che non soffoco, non striscio, non c’è più il motivo per curarmi?
cosa devo fare?
alzarmi dal letto?
e per andare dove?
paura del futuro, un futuro vuoto, senza prospettive.
I TUOI DOVERI TI ASPETTANO…
ecco. la mia vita di prima che ha aspettato, ora… mi rivorrà indietro…
pensare, programmare, decidere.
ecco di cosa ho paura.
di tornare.
alle responsabilità.
a far fronte.
a rispondere delle mie scelte.
faccio fatica ad esistere.
ma meno di ieri.
eppoi chi non ne fa?
per chi è semplice?
per nessuno, lo so.
il dolore mi giustificava.
ora che non c’è, sono senza scuse…
eppure sto malissimo.
ma neanche lo sento.
lo intuisco.
inebetita.
eppure lucida.
immersa nel senso di colpa e nella frustrazione.
come si fa a ricominciare?
mi sento sola.
mi sa che nessuno lo può fare per me.
pensavo prima che vorrei compagnia.
ma forse non è una buona idea.
forse è questo il mio lavoro, per adesso.
stare così.
eppoi, pian piano capire come muovermi.
mi fa una paura terribile.
non so da che parte cominciare.
infatti sono stata a letto tutta la mattina.
a sentirmi in colpa.
a sentirmi una merda.
non credo faccia bene…
da qualche parte bisogna pur cominciare.
e io parto da qui.
da questo spazio mio.
che contiene senza giudicare i miei pensieri.
e se qualcuno che legge giudica, beh, pazienza.

crescere, è questa la questione!

la finestra

ora sono affacciata alla finestra, è come uno squarcio nel nero della giornata.
succede, all’improvviso, e le energie tornano un pochino…
è bellissimo stare in modo normale.
ma dura poche ore.
eppoi alla mattina ricomincia il girone infernale.
sono così stanca.
e triste.
senza risorse e speranze.
spero solo che passi.
le due settimane sono passate, eppure non sto molto meglio.
non sto per nulla meglio.
ma ora sono alla finestra.
posso piangere domani.
non ce la faccio a chiedermi perché sto così, anche se non faccio altro.
stare tranquilla, ecco cosa devo fare.
e cercare di sopravvivere.
ancora un po’.

la sera si spera

oggi ho fatto il culo allo psicologo.
non mi son sentita meglio, per niente.
era proprio dispiaciuto per me.
non se l’aspettava anche lui questa ricaduta.
ma insiste che è diverso.
che io son diversa.
è una tale banalità…
eppure è così vera!
io non sono affatto quella di sette anni fa.
e anche quello che provo, lo provo adesso, nè prima nè dopo.
e così scopro e annoto che la sera l’umore va un po’ meglio.
che la mattina e dopo pranzo sono le ore peggiori.
che lo stabilizzatore dell’umore ci metterà un paio di settimane
ma nel frattempo, potrebbe già migliorare.
le giornate sono lunghissime.
io non ho energia
ho provato a correre stamattina
non so se fosse la sfiducia o le medicine
ma non ce la facevo
eppure sono viva!
ancora.
spaventata, negativa ma viva
e voglio solo che passi.
questo dovrebbe aiutare.
se solo non ci mettessi la forza.
se cedessi e accettassi quello che viene.
sono sicura che nel futuro ci vedrò un senso
in tutto questo dolore.

per adesso ringrazio tutti coloro i quali mi vogliono bene e mi stanno accanto, lo stesso.

questione di settimane

ho visto lo psichiatra. sono depressa.
meno dell’altra volta. ma di nuovo.
pare che per analizzare le cause,
prima mi debba occupare dei sintomi.
quindi antidepressivi e ansiolitici.
è una risposta.
questione di settimane.
nel frattempo evitare lo strazio di andare al lavoro
e di non sapere dove mettermi.
frenare.
girare al minimo.
cercare di non sentirsi in colpa perché si sta male:
dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?dovehosbagliato?
i bambini. come fare con loro? cosa vedranno di me?
e gli amici, i parenti e i colleghi…
cosa penseranno?
mi giudicheranno?
eppoi sarà mai come prima?
e se il prima è esattamente la causa di questo stare male?
è colpa mia.
io non voglio, mi ribello a questo stato, mi incazzo, mi fustigo, mi sgrido.

penso solo a questo.
non c’è via di uscita.
non vedo vie d’uscita.

non valgo niente.
tutto quello che sono stata fino a ieri ora è solo un  mucchietto depresso.
non me lo merito e non capisco perché.
non è più ansia.
è sfiducia. fatica ad esistere. fatica respirare e stare sveglia.
desiderio di annullamento.
di non sentire.
non sentire questo dolore.
sordo e persistente.
questo dolore son io.
io immersa in me stessa.

il ritorno dell’ansia

è successo. è tornata. cazzocazzocazzo. non pensavo fosse possibile. ora non c’è. il mostro ha lasciato la bocca del mio stomaco ed è strisciato poco lontano. come la marea, va e viene. certe volte resta a lungo, poi all’improvviso scompare. e io respiro. finalmente. avevo 22 anni la prima volta. era già venuta prima, ma era senza nome. nel 2001 si è svelata. mi ha fatto compagnia fino al 2005. ma soprattutto si è intrecciata alla mia vita e mi ha trascinato in un buco nero. dove non si vede nessuna luce alla fine del tunnel. l’ho tenuta a bada con i farmaci. fatto terapia. non mi sono permessa di morire fino in fondo. c’era P. non potevo. nel 2005 ero convinta di essere guarita. con quella convinzione ho fatto un altro figlio. ho riscelto la mia vita. è stato bello. l’ansia mi sfiorava le caviglie a volte. ma io sentivo di essere più in alto. ero attrezzata. sapevo cosa stava succedendo. magari scendevo due gradini, ma poi risalivo subito. mi sentivo forte. centrata. potente.

agosto 2009. con una danza strana, si è riavvicinata. e io ci son cascata. son due settimane che non dormo. e non mangio (sì, io non ho fame, quando ci penso non ci credo!)

ora non c’è. ora son qui che me la godo perchè mi ha dato tregua. ma all’ora di pranzo mi impediva di godere della compagnia delle persone stupende che avevo accanto, ieri notte mi faceva sudare e fare gli incubi e risvegliare e provare un desiderio infinito di vomitarla fuori, di essere salvata.

scrivere d’ansia. descriverla. disegnare i confini. gli effetti li conosco bene. devo lavorare sulle cause.

mi sa che mi tocca crescere. son ricaduta nell’accanirmi su di me. non aspettarmi che G. mi salvi. anzi. smazzarmela da sola. essere un intero che si gestisce autonomamente. una donna adulta. imperfetta. ma intera. centrata. in equilibrio. che sa dove sono i suoi confini. senza deliri di onnipotenza.

non sono di nuovo depressa. è solo una fase della mia crescita (che maledizione passa attraverso il dolore, come certe iniziazioni tribali). devo solo riprendere il filo della matassa, disfare un pezzo del maglione, e ricominciare, un punto alla volta, con pazienza. il progetto del maglione mi convinceva prima, mi entusiasma ora.

e la stronza? cosa me ne faccio? non le permetto di tornare. respiro, corro, rido. sento i miei limiti. dormo. mi riposo. non riempio fino a scoppiare le mie giornate. se sbaglio (e sbaglierò…) mi fermo, me ne rendo conto e ci riprovo. senza fustigarmi e umiliarmi fino alle lacrime. eppoi, magari, piano piano comincio ad amarmi per quello che sono. ad appartenermi. senza se e senza ma. perché alla fine, guardando bene bene, io, questo corpo e la mia mente, sono tutto ciò che davvero possiedo.

http://fc02.deviantart.com/fs20/f/2007/265/8/0/let_go__by_rooze.jpg

http://fc02.deviantart.com/fs20/f/2007/265/8/0/let_go__by_rooze.jpg

A volte penso che dovrei solo rilassarmi

come se fosse facile.

Piccole Parole Puntiformi

Pensieri piccoli, come puntini di sospensione. Rimbalzano lentamente, sbattono all’interno del mio cranio. Insospettabili. Senza meta. Imprevedibili. Non fanno male. Eppure solleticano. Presenze. La testa è leggera e vuota. Eppure.

Ecco.

Di nuovo.

La Sardegna è un sogno

Ogni giorno più bello.


Pagina successiva »


 

febbraio: 2010
L M M G V S D
« nov    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728

da dove leggete?

a

quello